AREZZO – Una grande festa collettiva, un percorso di parole, musica, incontri e testimonianze per ribadire che la pace si costruisce ogni giorno attraverso relazioni, ascolto e responsabilità. Si è svolta ieri (7 giugno) nell’Arena di Janine a Rondine Cittadella della Pace Destinazione Pace. Musica e voci dal mondo insieme contro le guerre, l’evento conclusivo di YouTopic Fest 2026 che ha visto protagonisti i giovani della World House di Rondine insieme ad artisti, musicisti, testimoni e migliaia di partecipanti.
Ad accompagnare il pubblico lungo le otto tappe del percorso ispirato alle parole del Metodo Rondine sono stati Folco Terzani, Amara, Giovanni Caccamo, l’Orchestra Instabile di Arezzo diretta dal Maestro Valter Sivilotti e Lorenzo Jovanotti, protagonista del gran finale dell’evento condotto da Eva Crosetta.
Nel suo intervento, Jovanotti ha sottolineato il significato profondo dell’esperienza di Rondine: “La pace è il matrimonio fra cielo e terra perché qui la pace si fa si studiando, ci si lavora, non è una parola non è un like è un lavoro, uno starci dentro quotidiano. È permettere a ragazzi che vengono da paesi di conflitto, contrapposti della storia, di vivere nella stessa stanza, conoscersi ascoltarsi”. Un pensiero che ha trovato subito eco nello sguardo del pubblico, come a riconoscere una verità semplice e insieme difficile: la pace non è un’idea lontana, ma una pratica quotidiana. Poi ancora, quasi a stringere tutto in una immagine concreta: “La pace si fa, si deve sostenere, la pace si deve immaginare, sognare, si deve lottare con ogni forma di lotta pacifica e legittima. La prima cosa che succede in una guerra è che le persone diventano cose, si perde l’umanità. Per questo la violenza si scatena in maniera incontrollata quando il tuo nemico non è più un essere umano. Invece dobbiamo vedere le persone con la loro vita, con la loro famiglia, coi loro sogni. Alla fine quello che conta è l’amore: la capacità di riconoscere nell’altro una persona e non un nemico. È questo è il lavoro che si fa qui partendo dai ragazzi perché la chiave è la scuola, la chiave e l’istruzione”.
Nel mezzo di questa intensità, la gioia, la musica i balli dell’Arena hanno fatto spazio al silenzio e all’ascolto collettivo quando Jovanotti ha invitato sul palco il vescovo Andrea Migliavacca chiedendogli una benedizione per tutti i presenti. Il Vvscovo ha pronunciato queste parole: “Ci benedica la vita quella che noi abbiamo quella che viene dalla grandezza dei cieli e quella che ci ritroviamo nel cuore. Ci benedica tutto quello che per noi nel nostro cuore è spiritualità e interiorità e ascolto e silenzio e questa sia benedizione che arriva a tutti noi questa benedizione che parte da Rondine si estende come un oceano e che arrivi a tutto il mondo con il nome di pace”.
La musica, nel frattempo, ha continuato a dare corpo a ciò che le parole suggerivano. Tra i momenti musicali più intensi della serata, Jovanotti ha interpretato insieme all’Orchestra Oida, con arrangiamenti originali del Maestro Valter Sivilotti, i brani Mi fido di te, Le tasche piene di sassi e Viva la libertà.
Poi un augurio, semplice e diretto, che suona come una direzione per il futuro: “Il mio augurio per Rondine è che questo metodo si diffonda in Italia e nel mondo”.
La manifestazione si era aperta nel pomeriggio con musica e parole. Tra gli artisti emergenti, Lorenzo Tornaboni ha proposto il brano Non girarti dall’altra parte, una canzone di forte impegno civile e sociale. Il titolo stesso è un invito a non ignorare ciò che accade intorno a noi, soprattutto le sofferenze, le guerre, le ingiustizie e le tragedie che scorrono continuamente davanti ai nostri occhi attraverso televisione e social network.
Con Folco Terzani il pubblico ha poi riscoperto il valore del viaggio, della curiosità verso l’altro e della ricerca di ciò che ci unisce oltre i confini. Perché l’umano nasce proprio lì. Nel momento in cui smettiamo di definire una persona per la sua provenienza, la sua storia o il conflitto che porta sulle spalle.
A seguire è salita sul palco Amara che ha affidato alla musica il proprio messaggio di pace, dando forma a una verità quasi fisica:
“La pace si fa con la musica”. E ha aggiunto: “La musica è una frequenza che ti connette anche se non si capisce il linguaggio. Quindi è una rivoluzione, soprattutto quando si lega alla pace. Il futuro lo costruiamo noi oggi e i problemi si risolvono ora e unendosi come a Rondine: questa piccola oasi in cui ognuno ha lo stesso obiettivo. Insieme si può fare la rivoluzione della pace”.
La musica è proseguita con Giovanni Caccamo che ha lanciato un messaggio rivolto soprattutto alle nuove generazioni riportando al centro una parola fragile e necessaria: sogno: “Torniamo a sognare crediamo nei sogni». La sua musica lascia intravedere quella scintilla che ha acceso la sua missione di vita: «Una società senza i sogni delle nuove generazioni è una società destinata a morire. Ma ci sono anche giovani eroi senza superpoteri, giovani comuni ma straordinari che hanno portato un grande cambiamento nelle loro vite. Il mio obiettivo è creare dei defibrillatori per le conoscenze che attraverso le arti possano riaccendere l’entusiasmo di chi si è spento e attraverso le loro testimonianze»”
Ma il senso più autentico della serata è arrivato dai giovani di Rondine.
Bernadette, giovane maliana della World House, ha ricordato il significato della parola “festa” per chi vive l’esperienza di Rondine: “Questa sera celebriamo tutto questo. Persone che condividono lo stesso spazio, la stessa musica, lo stesso respiro. La festa è il momento in cui smettiamo di essere quello che il mondo vede di noi, le nostre provenienze, le nostre differenze, i pregiudizi e diventiamo semplicemente personeQ.
Accanto a lei Zohra e Mariam hanno condiviso due testimonianze profonde e complementari, segnate dalla storia del conflitto tra Azerbaigian e Armenia. Zohra, originaria del Karabakh e cresciuta da sfollata a Baku, ha raccontato il peso di un’eredità ricevuta attraverso i ricordi familiari: “Sono cresciuta con il Karabakh dentro casa, non come un luogo che ho conosciuto, ma come una memoria viva”. Mariam, proveniente dall’Artsakh, ha ripercorso una vita segnata dalla guerra e dalla perdita: “Sono quella generazione che ha visto e vissuto tre guerre e non sapevo cosa fosse la guerra finché non ho perso mio fratello, i miei amici, le persone che amavo, la casa, la patria». Entrambe hanno raccontato come l’esperienza a Rondine abbia permesso alle loro storie di incontrarsi e trasformarsi nel dialogo quotidiano. «Veniamo da due realtà diverse – ha affermato Zohra – E oggi condividiamo la vita quotidiana”, ha aggiunto Mariam. Un percorso che, pur nella complessità, ha aperto nuovi spazi di ascolto reciproco: «Non è sempre semplice”, hanno riconosciuto, «ma impariamo ogni giorno qualcosa l’una dall’altra».
Le testimonianze di Livia e Anna hanno raccontato l’impatto profondo dell’esperienza di Rondine sul percorso di crescita personale e relazionale dei giovani del Quarto Anno Rondine. Livia, 18 anni, ha descritto il passaggio da una vita vissuta nella continua ricerca di risultati e riconoscimenti alla scoperta dell’ascolto di sé: “Ho capito che per molto tempo avevo cercato il mio valore nelle cose che facevo», fino a riconoscere la necessità di «fermarsi, riconoscere il conflitto che abbiamo dentro, dargli un nome, restarci. Ho imparato che fiorire non è sempre immediato. A volte la strada passa dalle crepe»”
Anna, ex studentessa del Quarto Anno e oggi universitaria, ha raccontato come l’esperienza a Rondine continui a orientare il suo sguardo sul mondo e sulle relazioni: “Da Rondine non ero tornata più vuota: ero tornata più piena», ha spiegato, ricordando come il percorso l’abbia aiutata a superare la paura di sbagliare e a costruire relazioni più autentiche. «Ho capito che vale la pena fare un passo in più verso l’altro”
Nel suo intervento ha sottolineato il valore della comunità costruita a Rondine: “Sapere che ci sono persone che conoscono la tua storia, che hanno visto le tue fragilità e continuano comunque a sceglierti, è forse il regalo più grande”
In chiusura tutti i giovani sono saliti sul palco insieme a Lorenzo Jovanotti e al presidente di Rondine Franco Vaccari, che ha annunciato il tema e le date della prossima edizione del festival YouTopic Fest che si terrà dal 3 al 6 giugno 2027: I due lati delle parole. Tra-dire e fare pace
Vaccari ha spiegato: “Questa sera questa festa è l’abbraccio per quei giovani coraggiosi. Oggi siamo rimasti molto inquieti perché l’inquietudine passa a tutti attraverso le parole. Noi usiamo parole non sempre pensando alla responsabilità, per questo abbiamo pensato che dobbiamo riflettere insieme sulle parole, perché possiamo dire parole di pace o parole di guerra, possiamo usare parole che fermano la logica della guerra o che l’alimentano: da qui la scelta del titolo del prossimo anno del Festival”.
La raccolta fondi per sostenere le borse di studio dei giovani della World House di Rondine prosegue anche dopo l’evento e sarà possibile continuare a contribuire attraverso la campagna dedicata a questo link di Rete del Dono: https://www.retedeldono.it/progetto/una-borsa-di-studio-due-nemici.
YouTopic Fest 2026 ha ricevuto la Medaglia del Presidente della Repubblica; è realizzato con il patrocinio di Unesco, Regione Toscana, Provincia di Arezzo, Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, Comune di Castiglion Fibocchi, Comune di Terranuova Bracciolini, Unione dei Comuni del Pratomagno; con il contributo del Pr Fse+ 2021-2027 della Regione Toscana, Poste Italiane, Sebach; con il sostegno di Stride S.r.l., Temera S.r.l., Banca Popolare di Cortona, ElleErre S.r.l., Estra S.p.A., Chimet S.p.A. e Unoaerre Industries S.p.A., Coingas S.p.A., Camera di Commercio Arezzo e Siena, Unioncamere; Itas Mutua; Giacca S.r.l., Federcasse; con il supporto di Unicoop Firenze e Fondazione Il Cuore si Scioglie, Caporali & Bruni S.r.l., Centro Chirurgico Toscano; Fondazione Baracchi; partner tecnici Fattoria La Vialla, Fondazione Cattolica, Fabianelli, Habitech, Confcommercio, Confindustria Toscana Sud, Assifero, Miniconf S.p.A., Discover Arezzo, Sugar, Filarete, Live95, Oida, Rondine International Lab, Lorenzo Pagliai, Andrea Migliorati, Agesci, Azione Cattolica Italiana, Kon Fondazione, Giratine.it. L’iniziativa è promossa nell’ambito di Giovanisì, il progetto della Regione Toscana per l’autonomia dei giovani.
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