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Salute, la dipendenza da ‘ritocco’ esiste, fra le habitué a rischio 1 donna su 5

(Adnkronos) – Si inizia con una punturina, poi l’attenzione si sposta su un difetto da correggere, dagli zigomi alle labbra, dal naso al seno, dalla pancia ai glutei, dalla cellulite alla luminosità della pelle. E alla fine ci si trova imprigionati in un ‘restyling infinito’, senza riuscire a fermarsi. Anche la bellezza e la costante ricerca della perfezione possono avere l’effetto di una droga. E uno studio conferma: la dipendenza da ‘ritocco’ esiste e si calcola che una donna su 5 fra le habitué dei trattamenti sia a rischio di svilupparla. Complice anche l’uso problematico dei social, dove oggi i contenuti di bellezza la fanno da padrone. 

E’ un dato di fatto: le procedure estetiche sono in forte aumento in tutto il mondo e le piattaforme online sono un’allettante vetrina. In questo contesto, un team di scienziati della Hebrew University di Gerusalemme ha condotto un’analisi che suggerisce come per alcune donne i trattamenti cosmetici possono iniziare ad assumere le sembianze di un comportamento compulsivo o di una vera e propria dipendenza. Il lavoro, pubblicato sul ‘Journal of Health Psychology’, è stato condotto da Vera Skvirsky con i colleghi Uri Lifshin, Dvora Shmulewitz e il professore Mario Mikulincer del Dipartimento di psicologia dell’ateneo e del Centro israeliano per le dipendenze e la salute mentale (Icamh). Gli autori hanno esaminato quello che è stato definito ‘uso compulsivo di procedure estetiche’ coinvolgendo 1.614 donne di età tra i 25 e i 71 anni. Si tratta di una delle più ampie indagini finora condotte sui modelli psicologici associati ai trattamenti estetici ripetuti. Pur trattandosi di uno studio trasversale che non può stabilire un rapporto di causa-effetto, i risultati, osservano gli esperti, indicano un fenomeno che merita maggiore attenzione sia da parte dei medici che del pubblico.  

Secondo i dati raccolti dai ricercatori, tra le donne che si erano sottoposte a procedure estetiche, il 20% ha raggiunto la soglia di rischio da moderato a grave di dipendenza da tali procedure nel corso della vita. Oltre il 15% ha riferito di aver manifestato sintomi attivi di questa dipendenza nell’ultimo anno. Nell’intero campione, quasi il 9% ha mostrato segni da moderati a gravi di uso problematico di procedure estetiche.  

I ricercatori hanno adattato uno strumento di valutazione originariamente basato sui criteri del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali per i disturbi correlati all’uso di sostanze. Alle partecipanti sono state poste domande tipicamente associate alla dipendenza, tra cui se avessero tentato senza successo di interrompere le procedure estetiche, si fossero sentite costrette a continuare nonostante le conseguenze negative o avessero sperimentato un desiderio irrefrenabile legato ai trattamenti. Precedenti ricerche avevano collegato le procedure estetiche a problemi di immagine corporea e disturbo da dismorfismo corporeo (dismorfofobia).  

Il nuovo studio va oltre, esaminando se i trattamenti estetici ripetuti possano, in alcuni casi, assomigliare a una dipendenza comportamentale. A differenza degli studi precedenti, che spesso si concentravano su pazienti di cliniche estetiche, questa ricerca ha coinvolto oltre 1.600 donne della popolazione generale e ha scoperto che i modelli di comportamento simili alla dipendenza erano maggiormente associati alla combinazione di bassa autostima corporea e uso problematico dei social media. Due aspetti che risultano essere dunque i più significativi fattori di rischio per la dipendenza da ‘ritocco’. Anche se, rimarcano gli esperti, non è ancora chiaro se l’uso problematico dei social media contribuisca al comportamento di dipendenza dai cosmetici, se le procedure estetiche stesse influenzino l’immagine corporea e l’interazione online, o se altri fattori psicologici siano alla base di entrambi i fenomeni. Sebbene le procedure estetiche siano spesso associate alla fiducia in se stessi e all’espressione di sé, i ricercatori hanno scoperto che il ricorso ripetuto alle procedure può anche intrecciarsi con vulnerabilità legate all’immagine corporea e al comportamento digitale. Sono state osservate anche associazioni meno significative con atteggiamenti femministi meno marcati, una minore sicurezza nell’attaccamento e atteggiamenti più negativi nei confronti dell’invecchiamento, sebbene tali relazioni risultassero meno consistenti una volta analizzati congiuntamente più fattori. 

Complessivamente i risultati offrono un tassello in più per esaminare il trend globale di forte aumento degli interventi di chirurgia estetica. Secondo le stime internazionali citate nello studio, questi interventi sono cresciuti in tutto il mondo di circa il 40% tra il 2019 e il 2023. Ma il messaggio che emerge dalla ricerca, precisano gli autori, non è che le procedure estetiche in sé siano intrinsecamente dannose. Piuttosto, i risultati suggeriscono che, in alcuni casi, la ripetizione di tali procedure può assumere caratteristiche simili alle dipendenze comportamentali già riconosciute nella ricerca sulla salute mentale. “Le procedure estetiche sono diventate profondamente normalizzate in molte società e per molte persone possono rappresentare un’esperienza positiva – concludono i ricercatori – Tuttavia, i nostri risultati suggeriscono che per una minoranza significativa, tale comportamento potrebbe iniziare ad assomigliare ad altri schemi compulsivi che osserviamo nella ricerca sulle dipendenze, soprattutto quando sono coinvolti una bassa autostima corporea e un uso problematico dei social media”. 

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webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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