24.8 C
Comune di Arezzo
mercoledì 26 Agosto 2026
Segnala a Zazoom - Blog Directory
spot_img

Assegno unico, quasi 20 miliardi l’anno contro il caro-famiglia

L’Assegno unico cresce, i figli diminuiscono. Nei primi sei mesi del 2026 sono stati erogati 9,9 miliardi di euro a oltre 6,09 milioni di famiglie, per 9,6 milioni di figli. Un anno fa, nello stesso periodo, la spesa era leggermente più bassa, 9,8 miliardi, ma i figli beneficiari erano quasi 100 mila in più.

Lo rileva l’Inps nell’ultimo aggiornamento dell’Osservatorio sull’Assegno unico e universale, relativo al primo semestre dell’anno. Nel 2025 i figli raggiunti nello stesso periodo erano 9.712.805, contro i 9.613.178 del 2026. Anche i nuclei sono diminuiti, di circa 47 mila unità, mentre l’importo medio mensile è salito da 170 a 175 euro per figlio.

Dalla nascita dell’Assegno unico, nel marzo 2022, lo Stato ha trasferito alle famiglie con figli circa 81 miliardi di euro. La misura vale ormai quasi 20 miliardi l’anno ed è diventata una delle principali voci del welfare familiare italiano.

La riduzione dei beneficiari non può essere letta come un indicatore diretto della denatalità, perché sulla platea incidono anche l’età dei figli, le nuove domande e i cambiamenti nella composizione dei nuclei. Il dato si muove però nella stessa direzione della popolazione più giovane, che continua a diminuire.

In quattro anni erogati circa 81 miliardi alle famiglie

L’Assegno unico è entrato in vigore nel marzo 2022, riordinando una parte degli aiuti destinati alle famiglie e sostituendo un sistema composto da detrazioni, assegni familiari e misure differenti a seconda della condizione lavorativa dei genitori.

Nel primo anno le erogazioni furono pari a circa 13,2 miliardi di euro. Nel 2023 salirono a 18,2 miliardi, nel 2024 arrivarono vicino ai 20 miliardi e nel 2025 si sono mantenute poco sotto quella soglia. Con i 9,9 miliardi del primo semestre 2026, il totale dall’avvio della misura si colloca intorno agli 81 miliardi.

La crescita della spesa è avvenuta mentre la struttura demografica italiana cambiava rapidamente. Nel 2025 sono nati circa 355 mila bambini, nuovo minimo storico, e il numero medio di figli per donna è sceso a 1,14. Al 1° gennaio 2026 gli under 15 rappresentano l’11,6% della popolazione residente, mentre gli over 65 hanno superato il 25%.

L’Assegno unico segue i figli dalla nascita fino alla maggiore età e, in presenza di determinate condizioni, fino ai 21 anni. La sua platea risente quindi anche della consistenza delle diverse generazioni: alle nuove nascite si contrappongono ogni anno i ragazzi che raggiungono l’età in cui il beneficio termina.

A giugno 2026 l’importo medio è stato di 175 euro per figlio, comprese le maggiorazioni. La cifra varia in base all’Isee, al numero dei figli, alla presenza di disabilità e alle altre condizioni previste dalla normativa. Per i nuclei con Isee più basso l’importo può superare i 220 euro medi mensili per figlio; chi non presenta l’Isee o supera la soglia massima riceve invece l’importo minimo.

Cosa ha cambiato l’Assegno unico nei bilanci familiari

Sul reddito delle famiglie gli effetti della misura sono più facilmente misurabili. L’Istat ha rilevato una riduzione del rischio di povertà o esclusione sociale in diverse tipologie di nuclei con figli dopo l’introduzione dell’Assegno unico. Tra il 2022 e il 2023 l’indicatore è sceso dal 23,4% al 20,6% tra le coppie con due figli e dal 21,3% al 19% tra quelle con un figlio.

Le modifiche introdotte nel 2023 hanno inoltre aumentato gli importi per una larga parte della platea. Secondo le simulazioni dell’Istituto, oltre il 92% delle famiglie che già percepivano l’assegno ha ottenuto un incremento medio annuo di circa 719 euro.

Resta più difficile misurare l’effetto sulla natalità. La scelta di avere un figlio dipende anche dalla stabilità del lavoro, dal costo della casa, dalla disponibilità di servizi per l’infanzia, dall’organizzazione del lavoro di cura e dall’età alla nascita del primo figlio.

A pesare è inoltre la struttura della popolazione. In Italia diminuisce da anni il numero delle donne nelle fasce di età in cui si concentra la maggior parte delle nascite. Anche a parità di fecondità media, quindi, una platea più piccola di potenziali madri tende a produrre un numero inferiore di nuovi nati.

I dati sulla povertà mostrano intanto che la presenza di più figli continua a incidere sulla vulnerabilità economica. Nel 2024 il rischio di povertà o esclusione sociale era intorno al 19% per le coppie con uno o due figli, ma saliva al 34,8% per quelle con almeno tre figli. È su questa differenza che si misura ancora oggi il costo economico di una famiglia più numerosa.

Famiglia

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

© Riproduzione riservata

spot_img

Notizie correlate

Comune di Arezzo
cielo sereno
24.8 ° C
24.8 °
24.8 °
73 %
0.3kmh
1 %
Mer
31 °
Gio
35 °
Ven
38 °
Sab
33 °
Dom
34 °

Ultimi articoli

SEGUICI SUI SOCIAL

VIDEO NEWS