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“Perché non ho figli? Domanda inopportuna nel 2026”: la risposta di Francesca Fagnani a Gigi Marzullo

Non sei pungente, fai una domanda che nel 2026 non è giusto porre”, così Francesca Fagnani ha replicato a Gigi Marzullo, che le aveva chiesto: “Non hai fatto un figlio per scelta o per motivi medici?”.

Il dibattito è avvenuto sabato scorso a Minori, in provincia di Salerno, durante la presentazione di “Mala”, il libro-inchiesta sulla criminalità romana scritto dalla conduttrice di Belve.

Francesca Fagnani, 50 anni il prossimo novembre e compagna di Enrico Mentana, ha sottolineato un problema culturale insito nella domanda di Marzullo.

La risposta di Fagnani

“Se vuoi insistere, ti rispondo, ma per far felice te, non perché lo trovo un argomento che io userei mai nelle interviste”, ha esordito Fagnani secondo cui “nel 2026 mettere in pubblico perché non sei diventata madre” è fuori luogo.

“Non avendo i figli, non ho vissuto quella esperienza e mi manca la prova del contrario. Mi manca una cosa che non conosco? Non lo so. È un tipo di gioia immensa che non ho vissuto? Sicuramente”, ha detto Fagnani precisando: “Non mi sento ferita dalla domanda”.

“Maternità si esplica anche con amici, famiglia e cani”

“Penso che la maternità si esplica in mille modi diversi: con gli amici, con la famiglia, con la protezione, con i cani”, ha aggiunto la giornalista e conduttrice televisiva, riprendendo un filone spesso criticato dai partiti di centrodestra. Sul punto si era espresso anche Papa Francesco criticando le famiglie italiane che “preferiscono i cani e i gattini ai figli”.

Il pubblico presente all’evento si è schierato apertamente dalla parte di Francesca Fagnani. Una spettatrice ha chiesto retoricamente a Gigi Marzullo se lui fosse diventato padre: “No, neanche io sono diventato padre”, ha precisato il giornalista.

Le domande di Fagnani sull’aborto

Toccando il profilo culturale, un altro aspetto della vicenda riguarda le domande fatte dalla stessa Fagnani alla conduzione di Belve. La conduttrice ha invitato il collega a non confondere l’essere pungente con l’essere inopportuno: “Non faccio mai domande che invadano l’intimità”, ha spiegato la giornalista respingendo la teoria di Marzullo secondo cui la sua sarebbe stata una domanda da Belve.

Durante la trasmissione cult di Rai 2, Francesca Fagnani ha spesso spinto le sue ospiti su domande molto intime legate alla maternità e all’aborto, e in più occasioni ha chiesto non solo che cosa fosse accaduto, ma anche il motivo di quelle scelte.

Con Katia Ricciarelli, per esempio, è stata diretta: “Lei prima di sposarsi rimase incinta di Pippo Baudo, che la convinse ad abortire. Perché?”, e subito dopo ha incalzato: “Ma è una cosa che lei rimprovera più a sé stessa o più a lui?” Con Antonella Elia la domanda è stata altrettanto personale: “Quando aveva 26 anni lei ha deciso di abortire. Adesso, con la distanza del tempo, è stata una scelta dolorosa e giusta, o no?” A Simona Ventura, Fagnani ha ricordato la gravidanza interrotta e ha chiesto: “Giovanissima, rimane incinta e decide di abortire. Lei dice ‘è una scelta sofferta che non rifarei più nella mia vita’. Tornasse indietro? Se non sono troppo indiscreta posso chiederle se il padre di questo bambino l’ha mai saputo?” E a Emma Bonino la formula è stata ancora più netta: “Siamo nel 1974… decide di abortire. Posso chiederle il perché di quella decisione?”.

Il pregiudizio culturale sulla maternità

Il dibattito tra Marzullo e Fagnani tocca una frizione molto più ampia del singolo episodio televisivo: in Italia la maternità non è solo una scelta privata, ma continua a funzionare come criterio di valutazione sociale delle donne.

Il quadro è ben descritto da Le Equilibriste 2025 di Save the Children, secondo cui il peso della maternità si traduce ancora oggi in un forte svantaggio occupazionale: tra le donne con almeno un figlio minorenne il tasso di occupazione scende al 62,3%, contro il 68,9% delle donne senza figli, mentre tra gli uomini il dato si muove nella direzione opposta, con i padri più occupati dei non padri. È la prova di una doppia asimmetria: da un lato la penalizzazione economica delle madri, dall’altro la persistenza di un giudizio culturale che spinge a chiedere conto della non maternità come se fosse una deviazione da spiegare.

Famiglia

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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