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Inchiesta arbitri, Inter indagata e poi archiviata: cosa sta succedendo

(Adnkronos) – C’è una grande novità nell’inchiesta arbitri oggi, mercoledì 15 luglio. L’Inter risulta indagata nell’inchiesta milanese per la legge 231 sulla responsabilità degli enti, ma la Procura di Milano ha proceduto all’archiviazione come diretta conseguenza dell’esclusione del reato presupposto. E’ quanto emerge nell’indagine sulle presunte pressioni che il disegnatore arbitrale Gianluca Rocchi avrebbe subito – secondo l’ipotesi accusatoria che non ha trovato elementi sufficienti a sostegno – dalla società nerazzurra. La procura ha ricostruito la sussistenza storica dei fatti, ma ritiene che si tratti di interferenze e non di frode sportiva, l’accusa che aveva portato all’iscrizione di Rocchi (per cui ora si richiede l’archiviazione). La decisione della Procura non passa da un giudice, solo la procura generale di Milano potrebbe sollevare delle richieste.  

La richiesta di archiviazione della Procura di Milano sul presunto sistema di condizionamento delle designazioni arbitrali – che ha portato a indagare Gianluca Rocchi – ricostruisce, “nei limiti del materiale probatorio acquisito, la sussistenza storica dei singoli episodi di interferenza ipotizzati, attraverso l’esame analitico dei risultati delle intercettazioni telefoniche e della loro tempistica, in taluni casi comparato con gli esiti dei servizi di pedinamento”. E’ uno dei passaggi del comunicato con cui viene annunciata la richiesta di archiviazione per Rocchi e lo stralcio – nella parte sulle presunte bussate alla sala Var di Lissone – al procuratore di Monza Claudio Gittardi. 

Riassunto delle puntate precedenti. La notizia arriva dopo che la Procura di Milano ha messo un punto all’inchiesta sugli arbitri, ricompattandosi e definendo i due filoni dell’indagine nata due estati fa e diventata nota solo lo scorso aprile. Per il presunto sistema di condizionamento delle designazioni arbitrali il pubblico ministero Maurizio Ascione, da domani in forza alla Procura europea, affiancato (solo dallo scorso giugno) dall’aggiunto Paolo Ielo ha chiesto l’archiviazione, mentre la parte che riguarda le ipotetiche bussate alla sala Var della serie A a Lissone, in Brianza, è stata stralciata ed è stata trasmessa alla Procura di Monza competente per territorio. Cinque in tutto gli indagati nell’indagine sugli arbitri: il designatore (autosospeso) Gianluca Rocchi, il supervisore (autosospeso) Andrea Gervasoni e l’assistente Daniele Paterna, oltre ai due assistenti alla sala Var, Rodolfo Di Vuolo e Luigi Nasca. In particolare, Rocchi è accusato del reato di frode sportiva in concorso con appartenenti all’Inter. Le partite finite nel mirino della procura sono quattro match e due presunte ‘bussate’. Gli atti dell’inchiesta milanese finiranno anche alla giustizia sportiva Procura federale della Figc e Procura generale dello sport presso il Coni e anche alla Commissione parlamentare antimafia intenzionata a verificare eventuali infiltrazioni o legami con la criminalità organizzata. 

Se per la Procura di Milano dunque non non c’è reato, ora spetta ai magistrati di Monza e alla giustizia sportiva valutare se gli atti raccolti nell’inchiesta sul mondo arbitrale e sull’Inter (già archiviata) possano fornire ulteriori risvolti. Nel comunicato firmato dal procuratore Marcello Viola si parla di “interferenze” nelle designazioni, ma non di “sistema strutturato”, cioè manca la prova che si sia inciso sulla regolarità delle gare finite sotto i riflettori.
 

La Procura di Milano ha chiesto l’archiviazione del designatore (autosospeso) Gianluca Rocchi e ora sarà la giudice per le indagini preliminari Giulia Marozzi a decidere se mettere la parola fine, mentre la società Inter è già archiviata e a chiedere approfondimenti su questo profilo potrebbe essere (in teoria) solo la Procura generale. Se Milano si spoglia della parte principale dell’inchiesta, cioè le presunte designazioni pilotate per favorire i nerazzurri, nel capoluogo lombardo resta l’altro indagato Daniele Paterna, che risponde di false informazioni al pm: in un video ormai noto, l’assistente al Var si vede girarsi e chiedere a chi bussava “E’ rigore?”, durante il match Udinese-Parma giocato il primo marzo del 2025.  

A Monza, competente per territorio, finisce il filone d’indagine sulle presunte ‘bussate’ alla sala Var di Lissone. Due gli episodi contestati e quattro in tutto gli indagati: oltre a Rocchi, il supervisore (autosospeso) Andrea Gervasoni e i due assistenti alla sala Var, Rodolfo Di Vuolo e Luigi Nasca. L’intero fascicolo del pubblico ministero di Milano Maurizio Ascione che dall’estate del 2024 ha lavorato da solo all’inchiesta è finito anche nelle mani della giustizia sportiva: la Procura meneghina “ha trasmesso copia degli atti sia alla Procura federale della Figc” guidata da Giuseppe Chinè, “sia al Coni – Procura generale dello sport”. 

“Ora si gode la richiesta di archiviazione…sul futuro poi si vedrà”. L’avvocato Antonio D’Avirro, che insieme al collega Antonio Bana assiste Gianluca Rocchi, descrive così lo stato d’animo del designatore arbitrale (autosospeso) indagato per frode sportiva per il quale la Procura di Milano ha chiesto l’archiviazione per la parte dell’indagine che riguarda le designazioni e ha mandato gli atti alla procura di Monza sulle ipotetiche ‘bussate’ alla sala Var di Lissone.  

“Bene la richiesta di archiviazione – spiega all’Adnkronos il legale D’Avirro -, era la soluzione che mi aspettavo dopo l’interrogatorio di Rocchi. In quell’occasione ha fornito una serie di chiarimenti e ha sottolineato che le scelte arbitrali sono sempre state indipendenti e autonome. Sono uscito dall’interrogatorio con la convinzione che avesse chiarito ogni aspetto e questa sensazione si è tradotta oggi nella richiesta di archiviazione”.  

Lo stralcio trasmesso al procuratore di Monza Claudio Gittardi sembra non preoccupare. “Non vedo come possa ipotizzarsi la frode sportiva di fronte a un comportamento finalizzato a correggere un gravissimo errore” aggiunge l’avvocato. “Ho sentito Rocchi ed è contento per questa decisione che siamo riusciti a ottenere in tempi brevi, anche se questa inchiesta ha avuto un risvolto mediatico enorme” con conseguenze personali e professionali. E sul futuro di Rocchi, D’Avirro non sa fornire risposte: “Ora si gode la richiesta di archiviazione…sul futuro poi si vedrà”. 

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