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Demografia, salari e previdenza: il punto di vista istituzionale

La demografia non è più un semplice indicatore statistico, ma la struttura portante attraverso cui valutare la sostenibilità futura dell’Italia. Durante l’evento Adnkronos “La demografia cambia la società”, il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon e la deputata Chiara Tenerini hanno delineato un piano d’azione che trasforma la crisi demografica da problema settoriale a sfida sistemica, intrecciando riforme del lavoro, rivoluzioni previdenziali e un nuovo paradigma culturale sulla famiglia.

Oltre il salario minimo

Il Governo rivendica l’impatto del taglio del cuneo fiscale da 10 miliardi di euro, ma ammette che la leva economica da sola non basta. Durigon ha ribadito il fermo “no” al salario minimo, spiegando che una soglia rigida rischierebbe di abbattere verso il basso i livelli retributivi, danneggiando la contrattazione collettiva. L’obiettivo è invece un “aumento salariale costante” basato su un principio di pluralità che spinga tutte le categorie verso l’alto.

Un elemento di forte innovazione è stato introdotto da Chiara Tenerini, che ha proposto di superare la rigidità della contrattazione nazionale a favore di una contrattazione regionale. “In Sicilia non si possono affidare i modelli di Milano”, ha affermato la deputata, sottolineando che il “salario giusto” deve essere modellato sulla realtà del costo della vita locale per garantire una reale dignità economica ai lavoratori e frenare l’emorragia migratoria verso il Nord o l’estero.

La sostenibilità Inps e il paradosso del 2035

Contrariamente alle narrazioni di un sistema pensionistico prossimo al crollo, Durigon ha presentato dati che ne confermano l’attuale tenuta: a fronte di una spesa lorda di 326 miliardi, le entrate contributive hanno toccato il record di 296 miliardi, a cui si aggiungono 70 miliardi di Irpef che i pensionati restituiscono allo Stato.

Tuttavia, il vero allarme riguarda il periodo 2035-2040: il passaggio definitivo al sistema contributivo rischia di generare una generazione di “pensionati poveri”. La strategia del Governo per evitare questo scenario si articola su tre pilastri:

  1. Potenziamento del secondo pilastro: incentivare la previdenza complementare per garantire ai giovani una retribuzione differita più alta.
  2. Riforma del Trattamento di fine rapporto (Tfr): un cambio culturale radicale per cui non deve più essere visto come la liquidazione utile a “pagare la macchina o il matrimonio dei figli”, ma come un investimento previdenziale defiscalizzato e mirato alla rendita futura.
  3. Long Term Care: un’assicurazione sanitaria specifica per la non autosufficienza, indispensabile per non far collassare la sanità pubblica sotto il peso dell’invecchiamento della popolazione.
La deputata di Forza Italia Chiara Tenerini all'evento Adnkronos "La demografia cambia la società"
La deputata di Forza Italia Chiara Tenerini all’evento Adnkronos “La demografia cambia la società”

La natalità come “infrastruttura” e il rischio scolastico

La deputata Fi Chiara Tenerini ha introdotto una visione sistemica della famiglia, definendola una vera e propria “infrastruttura del Paese”, al pari di strade e ponti. La denatalità non è solo un problema di culle vuote, ma un rischio per la tenuta dei servizi pubblici: “Domani non ci saranno solo classi vuote, ma insegnanti che non avranno più un posto di lavoro e plessi che chiuderanno”.

Secondo Tenerini, bonus e asili nido sono necessari ma non risolutivi se non si garantisce la libertà delle donne. Il vero traguardo politico e culturale è superare il dualismo tra carriera e famiglia, permettendo alle donne di non dover scegliere tra realizzazione professionale e carichi di cura.

Pnrr e l’investimento sprecato

Infine, il dibattito ha toccato i vincoli del Pnrr, che si concluderà nel 2026. Durigon ha sollecitato l’Europa verso una maggiore flessibilità, necessaria per indirizzare le risorse sulla formazione e sulla preparazione dei lavoratori alle sfide dell’intelligenza artificiale.

Il monito più severo riguarda però il capitale umano: la fuga di 300-350 mila giovani ogni anno è stata definita un “male supremo” e un “colpo al cuore” per l’Italia. Vedere ragazzi formati nelle nostre università che portano le loro competenze all’estero rappresenta, secondo le istituzioni, un investimento sprecato che rende vana qualsiasi altra manovra sulla spesa pensionistica. La sfida del domani si gioca sulla capacità di trattenere queste risorse, rendendo l’Italia un luogo dove sia nuovamente possibile progettare il futuro.

La demografia cambia la società

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

© Riproduzione riservata

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