Bufera commissione morte David Rossi, Pd: “Protagonismo mediatico”. M5S: “Grave fuga di notizie”

Morte David Rossi, bufera commissione parlamentare d’inchiesta dopo le comunicazioni del presidente Gianluca Vinci, FdI, in commissione stessa relative ai nomi che secondo quanto comunicato da Vinci “sarebbero coinvolti, con ruoli diversi”.

David Rossi, capo comunicazione Monte dei Paschi Siena, trovato morto il 6 marzo 2013 precipitato dalla finestra del suo ufficio a Siena.  

Con riunione lunedì 19 ottobre, nel documento della commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di David Rossi presieduta da Vinci si “comunica altresì che l’ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, nella riunione appena conclusasi, ha convenuto sulla necessità di procedere all’audizione in Commissione di tali soggetti, consentendogli di conoscere i fatti loro attribuiti e garantendo loro sia l’assistenza di un legale di fiducia sia la possibilità di non rispondere alle domande”.

Quindi, sempre nel documento, il presidente Vinci “preso atto che la Commissione concorda, dispone il passaggio in seduta segreta”.

Qui il documento della commissione parlamentare d’inchiesta con la comunicazione del presidente Vinci .

A prendere posizione sono i deputati Pd componenti della commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di David Rossi. Vale a dire Emiliano Fossi, segretario Pd Toscana, con Simonetta Matone, Lega Salvini, vicepresidente commissione presieduta da Vinci, Marco Lacarra e Andrea Rossi.

Fossi, Lacarra e Rossi: “Vinci ha esorbitato dalle proprie competenze istituzionali: dalla scelta discutibile dei testimoni alla fuga di notizie riservate, fino al protagonismo mediatico e alla diffusione televisiva di nomi e responsabilità ancora da verificare. Chiediamo chiarezza: la Commissione non può diventare un tribunale mediatico né piegarsi allo show business. Servono verifiche rigorose e l’ascolto delle professionalità coinvolte, comprese quelle autorevoli già ascoltate nella scorsa legislatura”.

Gianluca Vinci via social: “E’ palesemente in atto un tentativo maldestro di infangare la commissione parlamentare attaccando la mia persona. Eravamo ben consci che una volta fatti i nomi ci sarebbe stata una levata di scudi di persone che con varie finalità avrebbero cercato in tutti i modi di infangare i lavori della commissione. Non sto parlando del Partito Democratico, è stato unico partito a non votare la relazione dove si accertava che non era suicidio. Che ha richiesto di ascoltare i periti che non parlavano di omicidio. A mio avviso sono ancora fermi al suicidio. Vi posso assicurare che noi andremo avanti anche se proveranno a delegittimarci. Noi continueremo a cercare la verità sulla morte di David Rossi”.

E hanno preso posizione le deputate M5S Valentina D’Orso e Carla Giuliano, anche loro componenti della commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di David Rossi presieduta da Gianluca Vinci: “Lunedì nella Commissione d’inchiesta sulla morte di David Rossi abbiamo dovuto prendere atto della grave fuga di notizie, su cui abbiamo già chiesto un approfondimento, che avrebbe giustificato la precipitosa discovery di dichiarazioni ricevute da due soggetti. Ma è opportuno ribadire a beneficio di tutti che si tratta di dichiarazioni ancora tutte da verificare, così come da vagliare è l’attendibilità di chi le ha rese. E’ quindi necessario che tutti contribuiscano a fermare ogni possibile processo mediatico incompatibile con il lavoro rigoroso che deve svolgere una Commissione parlamentare d’inchiesta”.

E nei confronti della commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di David Rossi presieduta da Vinci interviene anche l’Unione delle Camere Penali Italiane con un comunicato venerdì 23 ottobre: “L’Unione Camere Penali Italiane chiede ai presidenti delle Camere di intervenire affinché la Commissione riconduca la propria attività entro i limiti dei poteri che la Costituzione le attribuisce. Chiede che sia fatta piena luce sulla fuga di notizie, sulla diffusione di atti in possibile violazione degli obblighi di segreto e sulle modalità di conduzione dei lavori. Chiede, infine, che il Parlamento avvii una seria riflessione sulle garanzie dovute a chiunque venga chiamato in causa nell’ambito di un’inchiesta parlamentare”.

 

I due nomi resi noti dal presidente Gianluca Vinci la mattina di lunedì 19 ottobre in commissione parlamentare d’inchiesta erano stati anticipati via social il giorno prima da Massimo Giletti. Poi confermati lunedì 19 ottobre sera dallo stesso Vinci ospite di Giletti a Lo Stato delle Cose, Rai 3.

“Lo Stato non si fa intimorire”, era stato chiaro Vinci da Giletti.

L’avvocato della famiglia Rossi in diretta con Giletti aveva espresso forti perplessità rispetto alla gestione della notizia da parte della commissione presieduta da Vinci. 

Le deputate M5S D’Orso e Giuliano componenti commissione presieduta da Vinci: “Chiediamo al presidente Vinci di astenersi dalla partecipazione a future trasmissioni televisive e da nuove esternazioni che alimentano un processo mediatico e sommario che rischia di compromettere la serietà con cui aveva sinora lavorato la Commissione. In questa fase è necessaria da parte di tutti i soggetti coinvolti una condotta improntata a prudenza e riserbo come il ruolo istituzionale che ricopriamo impone”.

Dopo la commissione parlamentare d’inchiesta di cui fanno parte, e dopo la trasmissione di Giletti, martedì 20 ottobre il primo comunicato di Fossi, Lacarra e Rossi, i tre deputati Pd componenti commissione: “Esprimiamo forte perplessità per la gestione del presidente Vinci: prima la fuga di notizie riservate, di cui non conosciamo l’origine e sulla quale non ci risulta sia stata aperta un’istruttoria, poi la diffusione televisiva di nomi e responsabilità ancora da verificare. A ciò si aggiunge la partecipazione dello stesso presidente alla trasmissione che aveva diffuso quelle informazioni, sollevando interrogativi sul rispetto della riservatezza e delle regole istituzionali. La gestione della Commissione ha esorbitato andando ben oltre le competenze istituzionali.

La Commissione non può trasformarsi in un tribunale né trasformare ipotesi in sentenze. Gli elementi acquisiti devono essere trasmessi alle procure competenti per le verifiche del caso, senza anticipazioni mediatiche che rischiano di compromettere il corretto accertamento dei fatti. La ricerca della verità su David Rossi richiede rigore e rispetto istituzionale, non può piegarsi alle regole dello show business. Chiediamo quindi che venga fatta piena chiarezza sulla fuga di notizie e su quanto accaduto, oltre che sulle modalità di conduzione dei lavori”.

“Il problema non è impedire alla Commissione di indagare. Il problema è capire come debba farlo un’istituzione parlamentare quando si trova davanti ad accuse tanto gravi. Se le ipotesi indicate fossero fondate, l’esposizione mediatica preventiva delle persone chiamate in causa potrebbe comprometterne l’accertamento, favorendo allontanamenti, versioni concordate o la dispersione di elementi utili. Se invece quelle ipotesi non trovassero riscontro, avremmo esposto persone identificabili a un’accusa pubblica capace di produrre conseguenze difficilmente riparabili. In entrambi i casi, sarebbe stato più prudente mantenere gli elementi acquisiti nel loro alveo istituzionale, trasmetterli alle procure competenti (come accaduto in situazioni simili durante la prima commissione d’inchiesta guidata dal presidente Zanettin) e lasciare alla magistratura il compito di verificarli con gli strumenti e le garanzie previste dalla legge. La trasmissione degli atti all’autorità giudiziaria non rendeva inevitabile la contestuale esposizione mediatica dei nomi”.

Quindi un nuovo successivo comunicato dei tre deputati dem Fossi, Lacarra e Rossi: “Al presidente Vinci dovrebbe preoccupare meno la posizione del Pd, che è sempre stata attenta alla ricerca della possibile verità senza pregiudizi e verità preconfezionate, e di più la fuga di notizie e le critiche alla conduzione della Commissione. Diffondere nomi e ipotesi prima delle verifiche non è un’ovvietà: occorre chiarire come sia accaduto e assumersene la responsabilità istituzionale. La richiesta di ascoltare stimati professionisti della precedente Commissione era doverosa e la ribadiamo: Roberto Testi, Vittorio Fineschi e gli specialisti del RIS di Roma che, con la Sapienza, elaborarono le perizie contribuendo in modo positivo ai lavori della prima Commissione. Così come forse sarebbe opportuno audire altri esperti, compresa la professoressa Cristina Cattaneo, che eseguì un esame autoptico sul corpo di David Rossi dopo la riesumazione disposta nell’ambito della seconda indagine della Procura di Siena. Non comprendiamo la chiusura di Vinci. Il metodo conta anche perché il nome di David Rossi, stimato professionista, è stato accostato pubblicamente a una presunta intimidazione e a persone indicate come legate alla ’ndrangheta, sulla base di dichiarazioni ancora da verificare. La sua memoria merita rispetto”.

CINZIA GORLA

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