(Adnkronos) – “Quando parliamo di innovazione accessibile, dobbiamo avere chiaro un punto: l’innovazione è realmente tale solo se arriva alle persone. Solo se riduce le distanze territoriali. Solo se accorcia i tempi di diagnosi e di presa in carico. Solo se non amplia le disuguaglianze, ma contribuisce a ridurle. Solo se riesce a coniugare valore clinico, sostenibilità organizzativa e sostenibilità economica”. Lo ha detto Orazio Schillaci, ministro della Salute, nel videomessaggio inviato all’evento ‘Dialoghi sull’Innovazione accessibile – Innovaction’, promosso da Adnkronos e Gsk, con il patrocinio di Farmindustria, oggi a Roma, ringraziando gli organizzatori per porre “al centro una delle questioni più rilevanti per il presente e per il futuro del nostro Paese: come rendere l’innovazione in salute sempre più accessibile, sostenibile ed equa”, riunendo “istituzioni, industria, comunità scientifica, mondo accademico e stakeholder del sistema salute in un dialogo che considero essenziale”.
Per il ministro è quindi fondamentale lavorare su alcuni grandi assi prioritari. “Il primo – spiega – è la tempestività dell’accesso. Un Paese moderno non può permettersi che tra l’emergere dell’innovazione e la sua disponibilità per i pazienti si creino ritardi eccessivi. Dove c’è valore terapeutico, dove c’è beneficio per il paziente, dove c’è evidenza scientifica, le istituzioni devono saper costruire percorsi più efficienti, più chiari e più prevedibili. Il secondo – elenca – è l’equità. L’accesso non può dipendere dal luogo in cui si vive, dal livello di organizzazione del singolo territorio o dalla capacità dei sistemi locali di adottare rapidamente il cambiamento. L’universalismo del nostro Servizio sanitario nazionale resta un principio irrinunciabile. E proprio per difenderlo dobbiamo aggiornarne strumenti, modelli e regole. Il terzo è la sostenibilità, che non deve essere letta come un freno all’innovazione, ma come la condizione per renderla stabile, durevole e realmente disponibile nel tempo. La sostenibilità si costruisce con governance, valutazione, programmazione, appropriatezza, capacità di misurare gli esiti e di allocare bene le risorse”.
Infine, “il quarto è la semplificazione del quadro normativo e regolatorio. Anche per questo – sottolinea Schillaci – il ministero della Salute sta lavorando al Testo Unico della legislazione farmaceutica, con obiettivi chiari: garantire equità e tempestività nell’accesso ai farmaci, rafforzare l’efficienza e la sostenibilità della filiera farmaceutica, assicurare un quadro normativo più chiaro, coordinato e stabile. È una riforma che guarda non solo alla governance del settore, ma alla capacità dell’intero sistema di accompagnare l’innovazione con regole certe e moderne”.
Nel messaggio, il ministro evidenzia come la salute sia anche un tema di sicurezza nazionale. “Lo è perché la resilienza sanitaria di un Paese incide sulla sua stabilità sociale ed economica – illustra – Lo è perché la capacità di produrre, attrarre e governare innovazione in campo farmaceutico, biomedicale e digitale è parte integrante dell’autonomia strategica nazionale ed europea. Lo è perché la solidità delle infrastrutture sanitarie, la qualità dei dati, la capacità di prevenzione e risposta, l’efficienza delle filiere della ricerca e della produzione sono fattori determinanti in un contesto internazionale sempre più competitivo e instabile”.
L’Italia “ha tutte le carte in regola per svolgere un ruolo da protagonista in Europa – rimarca Schillaci – Ha competenze, ha imprese, ha ricerca, ha medici, operatori e scienziati di grande valore. Quello che dobbiamo fare, con determinazione, è accelerare: accelerare i processi, rafforzare le reti, valorizzare le eccellenze, sostenere la ricerca clinica, attrarre investimenti, rendere il nostro sistema più leggibile e più competitivo senza mai perdere di vista la sua missione fondamentale, che è la tutela della salute come diritto di tutti. In questo percorso, il confronto di oggi è prezioso perché le migliori politiche pubbliche nascono dall’ascolto, dal dialogo e dalla capacità di tenere insieme prospettive diverse dentro una visione comune. E la visione comune che dobbiamo perseguire è chiara – conclude – un’Italia in cui innovazione significhi più salute, più equità, più sviluppo, più sicurezza e più futuro”.
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