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Rottura Trump-Meloni, “presidente Usa si è sentito tradito”

(Adnkronos) – Nonostante il canale attualmente aperto tra i due paesi per cercare di stemperare la tensione, il nuovo post su Truth Social di Donald Trump contro la premier Giorgia Meloni, ha gettato nuova benzina sul fuoco, dimostrando che gli sforzi diplomatici in corso non hanno sortito grande effetto sul presidente. Dietro le quinte dell’amministrazione, tuttavia, c’è fastidio per questa alta tensione, che mette in difficoltà la relazione bilaterale, sebbene quasi nessuno abbia commentato pubblicamente, come accade sempre, le parole del Commander-in-Chief. Nella West Wing – fra chi ha accesso quotidianamente al leader americano – le bocche rimangono cucite perché, in fondo, Trump è il miglior portavoce di sé stesso.  

Più fonti politiche e diplomatiche, preferendo rimanere anonime, raccontano che nell’Amministrazione americana vi è un’”assenza di compattezza”, che si può riassumere così: i funzionari sono con il presidente, che dice e fa quello che vuole. Ma loro non sono Trump. Il repubblicano, in particolare, se la sarebbe legata al dito per la questione della guerra in Iran e il rifiuto degli europei di aiutarlo, incluso il no di Meloni, che vedeva come l’alleato più vicino – sia per ideologia che per carattere – per poter far breccia all’interno della Nato con le sue richieste.  

Il fatto che il rifiuto di far usare la base di Sigonella sia stato una questione burocratica e non una presa di posizione, come quella del governo spagnolo, poco importa al presidente, la relazione è ormai deteriorata. “Trump ha dimostrato in più occasioni di voler privilegiare i rapporti personali al di sopra di qualsiasi accordo tra stati. Sembra evidente che si sia sentito in un certo senso tradito dalla decisione di Meloni di rispettare le pratiche bilaterali da sempre attuate tra Stati Uniti e Italia sull’uso delle basi italiane – dice all’Adnkronos Davide Mamone, giornalista del Financial Times – C’è ora da capire come reagirà il presidente americano nel leggere la risposta diretta, a tono e in inglese, sui social, della premier italiana: in genere i leader dei Paesi con cui lui è in polemica tendono a non rispondere nel modo in cui Meloni ha fatto oggi”.  

Allo stesso tempo, nessuno è stupito a Washington dagli attacchi di Trump; non è una novità la sua strategia comunicativa di deridere, insultare, minacciare. Alcuni diplomatici europei a Washington, già avvezzi a reagire alle esternazioni di Trump contro i loro capi di governo, sostengono che le parole siano una cosa, le azioni e le politiche un’altra. E per ora sono solo affermazioni, quelle del tycoon. “È troppo presto per dire se la strategia pagherà, ma la storia recente e passata ci ricordano due cose. Uno, l’alleanza tra gli Stati Uniti e l’Italia rimane tra le più solide nonostante le scaramucce di queste settimane e credo sia profonda con qualsiasi amministrazione – commenta Mamone – Secondo, non dimentichiamoci di quanto veloci le cose possano cambiare sotto l’amministrazione Trump: vi ricordate cosa dicevamo dopo il famigerato incontro Trump-Vance-Zelensky allo Studio Ovale l’anno scorso?”. La confusione resta, l’incertezza pure, visto che le parole di Trump spiazzano sempre. Tuttavia, nella capitale americana nessuno parla di relazioni bilaterali intaccate. Per ora. (di Jacopo Luzi) 

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