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Iran, Trump ‘guardiano’ di Hormuz: tycoon tra rimborsi, blocco navale e terza ondata di raid

(Adnkronos) – “Gli Stati Uniti saranno, d’ora in poi, conosciuti come ‘il guardiano di Hormuz”. Parola di Donald Trump, che in una serie di dichiarazioni sull’Iran è tornato prima a minacciare Teheran
sul controllo del traffico marittimo nello Stretto, poi ad annunciare un nuovo blocco navale Usa nel Paese e quindi ad anticipare nuovi raid contro il nemico, poi lanciati in serata. 

“Colpiremo con forza”, le parole del presidente degli Stati Uniti durante un’intervista radiofonica prima dell’avvio della nuova operazione. “Queste persone sono pazze. Per loro gli accordi sono fatti per essere violati”, ha poi continuato tornando ad attaccare duramente la leadership iraniana. 

“Sono persone estremamente inaffidabili e, francamente, se mai avessero un’arma nucleare la userebbero nel giro di un giorno”, ha aggiunto. Secondo quanto detto dal tycoon, il memorandum d’intesa firmato con Teheran “era un test. Non sapevamo come sarebbe andata. Quando si ha a che fare con dei farabutti, i memorandum d’intesa valgono ben poco. Era una sorta di prova e loro non l’hanno superata”. 

Il leader americano ha quindi indicato il sito iraniano di Pickaxe Mountain come un possibile obiettivo militare, affermando che gli Stati Uniti potrebbero colpirlo “relativamente presto”. 

 

Ad annunciare ufficialmente l’inizio della terza notte consecutiva di attacchi contro l’Iran anticipata da Trump è stato il Comando centrale americano. “Alle 16.45 ora della costa orientale degli Stati Uniti (le 22.45 in Italia, ndr), il Comando centrale ha iniziato per la terza notte consecutiva il lancio di raid contro l’Iran, su indicazione del comandante in capo”, si legge in un post pubblicato su X. 

“Questi attacchi continueranno a imporre un costo elevato alle forze iraniane e a ridurre la loro capacità di colpire civili innocenti e il traffico commerciale nello Stretto di Hormuz”, ha aggiunto il Centcom. 

Trump ha intanto notificato formalmente al Congresso la ripresa delle operazioni militari contro l’Iran, concedendo così al Pentagono altri 60 giorni per impiegare le forze statunitensi nel teatro di competenza del Centcom senza un’autorizzazione del Congresso. 

In una lettera di due pagine inviata venerdì ai leader del Congresso, e visionata da The Hill, il tycoon ha comunicato che i raid americani sono ripresi il 7 luglio, in conformità con il War Powers Act, la legge che impone al presidente di informare il Congresso entro 48 ore dall’avvio di operazioni militari all’estero. 

“Nelle operazioni non sono coinvolte forze terrestri statunitensi. I raid sono limitati, proporzionati e pianificati ed eseguiti in modo da ridurre al minimo le vittime civili”, scrive Trump nella lettera. In base al War Powers Act, dopo la notifica al Congresso il presidente può impiegare le forze armate per 60 giorni, con la possibilità di una proroga di ulteriori 30 giorni. Un’eventuale prosecuzione delle operazioni oltre questo termine richiederebbe invece una specifica autorizzazione del Congresso. 

 

 

Gli Stati Uniti, in qualità di ‘guardiani dello Stretto di Hormuz’ e per una questione di equità, “riceveranno un rimborso pari al 20% su tutte le merci spedite, a copertura di tutti i costi necessari per svolgere il compito di garantire la sicurezza in questa zona del mondo particolarmente instabile”, ha annunciato il presidente americano in un post su Truth Social. “Il processo e l’organizzazione avranno inizio immediatamente”, ha poi spiegato. 

“Lo Stretto di Hormuz è aperto e rimarrà aperto, con o senza l’Iran. Stiamo ripristinando il blocco iraniano, così denominato perché impedisce solo alle navi o ai clienti dell’Iran di entrare o uscire”, ha poi affermato il presidente. “Tutti gli altri Paesi potranno usufruire dello Stretto in modo equo e libero”, ha assicurato. 

Trump in precedenza aveva annunciato di essere pronto a “prendere il controllo” dello Stretto. “Lo proteggeremo, e verremo pagati un sacco di soldi per farlo. Vogliamo essere risarciti per aver messo a rischio la nostra gente – le parole a Fox News -. Avevamo un accordo ma gli iraniani lo infrangono sempre. Li colpiremo duramente”. “Saremo l’angelo custode. Dovremmo essere risarciti per questo”, il ragionamento del tycoon. 

 

Riprenderà intanto alle 22 di oggi, ora italiana, il blocco navale degli Stati Uniti contro il traffico marittimo in entrata e in uscita dai porti iraniani, ha annunciato il Comando centrale americano , precisando che l’operazione è scatterà su ordine del presidente Trump. 

“Le forze del Centcom applicheranno il blocco contro le navi in transito da o verso i porti iraniani e le aree costiere”, si legge nella nota diffusa dal comando americano. Le forze armate statunitensi continueranno invece a “sostenere il flusso del traffico attraverso le acque regionali per tutte le navi che non violano il blocco”. 

 

Prima della nuova ondata di attacchi, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha replicato con ironia alle dichiarazioni del tycoon sulla ‘tassa di Hormuz’.  

“Il presidente degli Stati Uniti ha assolutamente ragione. Chiunque garantisca un passaggio sicuro e protetto alle navi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz dovrebbe essere compensato per questo servizio”, ha scritto Araghchi in un post su X. Poi la stoccata sarcastica: “Il 20% è ovviamente troppo. Saremo equi”, ha aggiunto il ministro iraniano, facendo riferimento alla percentuale evocata da Trump. “L’Iran è sempre stato il guardiano dello Stretto e lo rimarrà per sempre”, ha concluso il capo della diplomazia di Teheran. 

“Non consentiremo agli Stati Uniti di interferire, in nessun modo, nella gestione dello Stretto di Hormuz”, ha quindi assicurato il portavoce del comando militare iraniano Khatam al-Anbiya. L’Iran afferma quindi che le sue forze “reagiranno con fermezza a disordini o insicurezza” al di fuori delle “rotte indicate” da Teheran e che “qualsiasi forma di supporto logistico e cooperazione con gli Usa” sarà “considerata al pari di una guerra contro la sovranità e la sicurezza nazionale dell’Iran”, aggiungendo che il conflitto potrebbe “coinvolgere l’intera regione”. 

“Continueremo a esercitare sovranità e controllo sulla gestione dello Stretto di Hormuz con forza e potenza”, le parole di Hossein Mohebbi, portavoce dei Guardiani della Rivoluzione, i Pasdaran iraniani, riportate da Iran International dopo le dichiarazioni di Donald Trump. 

Il portavoce dei Pasdaran ha accusato inoltre gli Stati Uniti di “mettere a rischio, con le loro azioni, le forniture di petrolio e gas a livello globale”, affermando che gli Usa “devono essere ritenuti responsabili”. 

 

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