(Adnkronos) – Dopo annunci e smentite sui colloqui a Doha tra Usa e Iran, tanto che per ore si è parlato di un vero e proprio giallo, le notizie che arrivano da Al Arabiya sembrano fissare un punto fermo: colloqui indiretti tra le delegazioni di Teheran e Washington si terranno oggi in Qatar alla presenza dei mediatori. Al Arabiya cita fonti secondo le quali negoziati si concentreranno sullo Stretto di Hormuz e sulla stabilità generale della regione. Secondo le stesse fonti, l’Iran dovrebbe ricevere entro la fine della settimana circa 3 miliardi di dollari di fondi congelati nell’ambito del memorandum d’intesa per concludere la guerra.
Lo Stretto di Hormuz resta nodo centrale. In un rapporto sulla sicurezza del Centro congiunto di informazione marittima (Jmic), nonostante il traffico marittimo sia rimasto stabile nelle ultime 48 ore, si legge che è stato elevato il livello di minaccia che riguarda le navi che attraversano lo Stretto. “Il livello di minaccia alla sicurezza marittima per lo Stretto di Hormuz è stato elevato a sostanziale, con un ulteriore rischio di mine persistente e operazioni di sminamento in corso”, è scritto nel rapporto. Il Jmic afferma inoltre che le interferenze alla navigazione, le comunicazioni radio del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane, l’attività dei droni e le attività di sorveglianza sono continuate nella zona.
Il presidente del Parlamento iraniano e capo del team negoziale di Teheran, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha ribadito che il libero transito attraverso lo Stretto di Hormuz “è previsto per soli 60 giorni” ai sensi del recente memorandum d’intesa con gli Stati Uniti. “L’Iran non rinuncerà in nessun caso ai propri diritti nello Stretto di Hormuz”, ha affermato Ghalibaf in un’intervista televisiva pubblicata sul suo canale Telegram. Ghalibaf ha anche sottolineato che l’Iran dà “priorità al dialogo, ma se questo dovesse fallire, siamo pronti anche alla guerra”, ha affermato il presidente del Parlamento.
Intanto il New York Times rivela che Iran e Oman lavorano a un piano che prevede la riscossione di un pedaggio dalle navi che transitano nello Stretto di Hormuz, nonostante le obiezioni degli Stati Uniti. Il New York Times cita un funzionario iraniano e quattro diplomatici a conoscenza della questione e sottolinea come “la decisione di attaccare l’Iran il 28 febbraio abbia prodotto cambiamenti di vasta portata e inaspettati in Medio Oriente. Prima della guerra, lo Stretto di Hormuz era una rotta marittima internazionale tra Iran e Oman che le navi percorrevano liberamente, trasportando petrolio e gas dal Golfo Persico al resto del mondo”. Teheran ha poi di fatto bloccato il passaggio marittimo, facendo impennare i prezzi dell’energia. E da allora, i funzionari iraniani ribadiscono la loro intenzione di monetizzare il passaggio attraverso lo Stretto.
Le fonti citate dal quotidiano parlano di una proposta formale presentata dall’Oman agli Stati Uniti e ad altri alleati occidentali che prevede il pagamento di un canone da parte delle compagnie di navigazione per l’utilizzo dello Stretto, e confermano che la proposta è stata ricevuta dai negoziatori americani, che nutrono in merito alcune preoccupazioni, di cui intendono discutere con la controparte omanita.
Il rischio legato alla presenza di mine nei pressi della rotta centrale, da tempo utilizzata dalle navi commerciali, ha costretto le imbarcazioni a seguire percorsi alternativi: una rotta meridionale vicino all’Oman o una rotta settentrionale vicino all’Iran, sottolinea il quotidiano, ricordando che il futuro dello Stretto rimane una questione centrale nei colloqui tra gli Stati Uniti e l’Iran volti a definire un accordo di pace duraturo.
La proposta dell’Oman si ispira in parte agli accordi in vigore negli stretti di Malacca e di Singapore, dove una fondazione privata raccoglie contributi volontari per garantire la sicurezza della navigazione. Eventuali pedaggi nello Stretto di Hormuz sarebbero volontari, secondo un diplomatico della regione. Diversa la posizione del funzionario iraniano citato dal New York Times, per il quale i pagamenti sarebbero obbligatori.
Lunedì, il viceministro degli Esteri iraniano, Kazem Gharibabadi, ha dichiarato che la priorità di Teheran è quella di raggiungere un accordo con l’Oman. Tuttavia, se l’Oman non fosse disposto a definire un quadro congiunto per la gestione della via navigabile, l’Iran procederebbe per conto proprio, ha aggiunto.
L’Oman si è da tempo guadagnato una reputazione di neutralità fungendo da mediatore tra gli Stati Uniti e l’Iran. Il Paese si è trovato a dover mantenere un equilibrio sempre più difficile: quando il mese scorso è emersa la notizia secondo cui l’Oman aveva discusso la possibilità di collaborare con l’Iran per applicare tariffe di servizio nello Stretto, il presidente Trump aveva minacciato di bombardare l’Oman.
E non più tardi della scorsa settimana, Trump ha definito “inaccettabile” l’idea di riscuotere pedaggi o tariffe per il transito attraverso lo Stretto. Non è apparso immediatamente chiaro se l’amministrazione Trump sarebbe disposta ad accettare tariffe volontarie.
L’accordo quadro di pace firmato questo mese dagli Stati Uniti e dall’Iran, che ha posto fine alla guerra, ha affrontato la questione dello Stretto di Hormuz, garantendo “il passaggio sicuro delle navi commerciali senza alcun costo”, ma solo per un periodo di 60 giorni, mentre proseguono i negoziati per definire i dettagli. L’accordo prevede che l’Iran e l’Oman avviino un “dialogo” sul futuro della rotta marittima dopo tale periodo.
Fonti a conoscenza della posizione statunitense affermano che la delegazione negoziale americana attribuisce grande valore alla partnership con l’Oman ed è fiduciosa di poter risolvere a livello tecnico le divergenze sulla proposta omanita. La contesa sul futuro di Hormuz mette in luce le sfide che i funzionari omaniti devono affrontare, nel vedere il proprio Paese e le proprie vie navigabili coinvolti in un conflitto che avevano cercato disperatamente di evitare, sottolinea il New York Times.
Se l’Iran ha annunciato che avvierà la prossima settimana con l’Oman colloqui per discutere le modalità relative alla gestione dello Stretto, compresa la riscossione di pedaggi dalle navi di passaggio e le modifiche alle rotte marittime esistenti, l’Oman si è mostrato pubblicamente più vago riguardo ai propri piani. Il ministro degli Esteri Badr al-Busaidi ha respinto l’idea di applicare tariffe per il semplice transito nello Stretto, affermando che ciò sarebbe illegale. Tuttavia, ha operato una distinzione tra le “tariffe di transito” e le tariffe per i servizi forniti dai Paesi che si affacciano sullo Stretto.
Continuano intanto gli attacchi israeliani in territorio libanese. Israele manterrà la propria presenza militare nel sud del Libano finché Hezbollah continuerà a rappresentare una minaccia, ha sottolineato il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, durante una visita alle truppe dispiegate nell’area occupata del Libano meridionale. “La nostra posizione è chiara: non lasceremo il sud del Libano finché la minaccia non sarà scomparsa”, ha affermato Netanyahu in un video diffuso dal suo ufficio. “Finché Hezbollah sarà armato, presente in quest’area e continuerà a minacciarci, noi resteremo qui”, ha aggiunto il capo del governo israeliano.
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