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Iran, guerra delle petroliere 2.0: così Teheran aggiorna strategia anni Ottanta

(Adnkronos) –
La ‘Guerra delle Petroliere’ degli anni Ottanta torna d’attualità nello Stretto di Hormuz, dove l’Iran sta riproponendo – in versione aggiornata – la strategia usata 40 anni fa per mettere sotto pressione il traffico di greggio globale. Allora, nel pieno del conflitto tra Teheran e Baghdad, i due Paesi colpivano petroliere e infrastrutture petrolifere per logorare l’avversario. L’Iran, in particolare, utilizzava missili, mine navali e motoscafi veloci per minacciare il transito nello stretto. La pressione divenne tale da costringere gli Stati Uniti a intervenire prima con missioni di scorta alle navi e, successivamente, con attacchi diretti contro obiettivi iraniani. 

Oggi, secondo un’analisi del Wall Street Journal, questo schema si ripresenta, ma in un contesto profondamente diverso. Accanto all’arsenale ‘tradizionale’, Teheran può contare su una ‘legione’ di droni armati, che rendono gli attacchi più difficili da intercettare e meno costosi. Un salto tecnologico che moltiplica la capacità di pressione della Repubblica islamica sulle rotte marittime. 

Dopo settimane di relativa calma seguite al cessate il fuoco, l’operazione ‘Project Freedom’ annunciata dal presidente Donald Trump per proteggere le navi in transito – e ora sospesa per un breve periodo – sembra aver riacutizzato la crisi nello stretto. Washington intende fornire informazioni su mine e percorsi più sicuri, ma senza replicare – almeno per ora – il sistema di scorte armate adottato negli anni Ottanta. Una strategia che non convince del tutto gli operatori del settore, che dubitano dell’efficacia di una protezione ‘indiretta’. 

Anche perché l’Iran ha alzato il livello dello scontro: dopo gli attacchi subiti da Stati Uniti e Israele, i Pasdaran hanno colpito oltre 25 navi commerciali e ne hanno sequestrate due, riuscendo di fatto a limitare il traffico in uno dei passaggi chiave per il petrolio mondiale.  

La logica di fondo resta quella di allora. “Stessi attori, stessa area, ma contesto politico e minacce molto diverse”, ha osservato l’ex diplomatico e ufficiale di Marina, Tom Duffy, secondo cui se negli anni Ottanta Teheran cercava soprattutto di influenzare i prezzi del greggio senza provocare uno scontro diretto con Washington, oggi punta a colpire le esportazioni energetiche dei Paesi della regione e a creare pressione sull’economia globale. 

A rendere il confronto ancora più complesso è il contesto internazionale diverso. Rispetto agli anni della presidenza di Ronald Reagan, quando Washington schierò una massiccia presenza navale nel Golfo, oggi gli Stati Uniti dispongono di una flotta più ridotta e hanno un approccio più cauto. Le operazioni, attraverso il blocco ai porti iraniani, si concentrano soprattutto fuori dallo stretto, nel tentativo di colpire economicamente Teheran e costringerla a rivedere la propria strategia. 

internazionale/esteri

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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