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Guerra Iran, Bce: “Rischi per inflazione e crescita se conflitto va avanti”

(Adnkronos) – “I rischi per le prospettive di inflazione sono orientati al rialzo, soprattutto nel breve termine. Il protrarsi della guerra in Medio Oriente potrebbe comportare un rincaro dei beni energetici più accentuato e duraturo di quanto atteso attualmente, spingendo a un ulteriore rialzo l’inflazione dell’area dell’euro”. Lo scrive la Bce nel suo bollettino. 

“Tale aumento potrebbe risultare più marcato e persistente se le aspettative di inflazione e la crescita salariale aumentassero di riflesso, se l’incremento dei prezzi dei beni energetici dovesse trasmettersi all’inflazione al netto della componente energetica in misura maggiore di quanto ipotizzato nello scenario di base, oppure se il conflitto provocasse turbative più generalizzate delle catene di approvvigionamento mondiali. Le attuali tensioni commerciali – indicano da Francoforte – potrebbero inoltre determinare una maggiore frammentazione delle catene di approvvigionamento mondiali, limitare l’offerta delle materie prime critiche e inasprire i vincoli di capacità produttiva nell’economia dell’area dell’euro. Per contro, l’inflazione potrebbe risultare inferiore se le ripercussioni economiche della guerra in Medio Oriente si rivelassero di più breve durata oppure se gli effetti indiretti e di secondo impatto si dimostrassero meno pronunciati rispetto alle attese correnti. Inoltre, l’inflazione potrebbe essere inferiore se, per effetto dei dazi, la domanda di esportazioni dell’area dell’euro si riducesse più di quanto atteso e se i paesi con eccesso di capacità produttiva aumentassero ulteriormente le loro esportazioni verso l’area. Mercati finanziari più volatili con scarsa propensione al rischio potrebbero gravare sulla domanda e ridurre quindi anche l’inflazione”, scrive ancora la Bce. 

Nello scenario di base, la Bce stima che l’inflazione complessiva si attesterà in media al 2,6 per cento nel 2026, al 2,0 nel 2027 e al 2,1 nel 2028. Rispetto alle proiezioni macroeconomiche per l’area dell’euro condotte nello scorso dicembre dagli esperti dell’Eurosistema, l’inflazione è stata rivista verso l’alto, specialmente per il 2026, in ragione dell’incremento dei prezzi dell’energia causato dalla guerra in Medio Oriente. Secondo gli esperti l’inflazione al netto della componente energetica e alimentare si collocherebbe in media al 2,3 per cento nel 2026, al 2,2 nel 2027 e al 2,1 nel 2028. 

Quanto al Pil, “i rischi per le prospettive di crescita sono orientati al ribasso, soprattutto nel breve termine – scrive la Bce – La guerra in Medio Oriente rappresenta un rischio al ribasso per l’economia dell’area dell’euro, inasprendo un contesto politico mondiale già mutevole. Il protrarsi del conflitto potrebbe far aumentare ulteriormente i prezzi dei beni energetici per un periodo più lungo rispetto alle attese correnti, oltre che pesare sul clima di fiducia”.  

“Tali fattori – spiegano da Francoforte – eroderebbero i redditi e accentuerebbero la riluttanza delle imprese e delle famiglie nei confronti di investimenti e consumi. Un deterioramento del clima di fiducia nei mercati finanziari mondiali potrebbe frenare ulteriormente la domanda. Ulteriori tensioni nel commercio internazionale potrebbero causare l’interruzione delle catene di approvvigionamento, ridurre le esportazioni e indebolire consumi e investimenti. Altre tensioni geopolitiche, in particolare la guerra ingiustificata della Russia contro l’Ucraina, rimangono fra le principali fonti di incertezza. Per contro – si legge ancora nel documento – la crescita potrebbe risultare superiore se le ripercussioni economiche del conflitto in Medio Oriente si rivelassero di più breve durata rispetto alle attese correnti. Inoltre, la spesa programmata per difesa e infrastrutture, le riforme volte a migliorare la produttività e l’adozione di nuove tecnologie da parte delle imprese dell’area dell’euro potrebbero determinare una crescita superiore alle previsioni. Nuovi accordi commerciali e una maggiore integrazione del mercato unico potrebbero inoltre stimolare la crescita oltre le attuali aspettative”. 

“Gli esperti prevedono una crescita economica pari in media allo 0,9 per cento nel 2026, all’1,3 nel 2027 e all’1,4 nel 2028. Ciò implica una revisione verso il basso, in particolare per il 2026, che rispecchia gli effetti a livello mondiale della guerra” in Medio Oriente “sui mercati delle materie prime, sui redditi reali e sul clima di fiducia. Al tempo stesso, il basso livello di disoccupazione, la solidità dei bilanci del settore privato e la spesa pubblica per difesa e infrastrutture dovrebbero continuare a sostenere la crescita”, scrive la Bce nel suo bollettino. 

La guerra in Medio Oriente, si evidenzia ancora, “ha avuto un forte impatto sui mercati finanziari mondiali” e “dall’ultima riunione di politica monetaria del Consiglio direttivo del 5 febbraio 2026, le condizioni finanziarie complessive hanno registrato un inasprimento. I mercati azionari hanno registrato una flessione e i tassi di interesse di mercato nell’area dell’euro, specialmente quelli a breve termine, sono aumentati considerevolmente”.  

A gennaio, illustrano da Francoforte, i tassi dei prestiti bancari alle imprese e il costo dell’emissione di titoli di debito sul mercato si sono mantenuti al 3,6 per cento, mentre il tasso di interesse medio sui nuovi mutui ipotecari è salito lievemente al 3,4 per cento. I prestiti bancari alle imprese sono cresciuti sui dodici mesi del 2,8 per cento a gennaio, rispetto al 3,0 di dicembre 2025. Tuttavia, ciò è stato compensato dalla maggiore emissione di obbligazioni societarie, che hanno registrato un tasso di incremento sui dodici mesi del 4,0 per cento, a fronte del 3,5 di dicembre. I mutui ipotecari sono cresciuti del 3,0 per cento, livello invariato da dicembre. 

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