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Elezioni in Francia, Ivaldi (Sciences Po): “La strategia economica social-populista Le Pen rischia di essere vincente”

(Adnkronos) – “Il potere d’acquisto è la questione numero uno per i francesi”. Lo evidenzia in un’intervista all’Adnkronos Gilles Ivaldi, ricercatore di Sciences Po, confermando i risultati degli ultimi sondaggi, realizzati per il quotidiano Le Monde. Consapevoli, i candidati alle elezioni
presidenziali, che si terranno in Francia il prossimo 18 aprile e 2 maggio, moltiplicano le proposte economiche.  

“La politica economica di Marine Le Pen è quella che definisco social-populismo”, spiega Ivaldi riferendosi alla candidata del partito di estrema destra Rassemblement National (già Front National). “Da una quindicina d’anni cerca di rivolgersi alle classi popolari, alle classi medie, e in ogni caso a tutte le fasce sociali più colpite dalle questioni economiche, in particolare dalla crisi del potere d’acquisto”. Le Pen ha proposto domenica scorso, sul palco di Hénin-Beaumont, nel nord del paese, l’abbassamento dell’iva su benzina, diesel e gas dal 20% al 5,5. “Una proposta che risale già al 2022, perché il suo elettorato è molto toccato dalla crisi del carburante”. Dalla roccaforte dell’estrema destra, Le Pen ha proposto anche la priorità nazionale sugli alloggi sociali e studenteschi. “Questo è un buon esempio di come il Rassemblement National riesca ad affrontare sia le questioni sociali, sia quelle legate all’identità, unendole. Il tutto ha una dimensione autoritaria”, dice Ivaldi. 

A sinistra, Jean-Luc Mélenchon, leader de La France Insoumise, presenta “un programma classico della sinistra radicale, ritrovabile anche in altri paesi europei”, commenta Ivaldi. Blocco dei prezzi, stipendi mobili, pensione a 60 anni, aumento delle tasse per i più ricchi, cancellazione del debito, sviluppo dei servizi pubblici: sono le maggiori proposte di Mélenchon che, secondo il ricercatore, basa ora tutta la sua campagna elettorale sulle proposte sociali. “Qualche mese fa, aveva preso posizione in molte battaglie culturali, quali la religione musulmana o il conflitto a Gaza. Queste battaglie non hanno convinto tanti francesi, restii nei confronti dell’integrazione, dell’immigrazione e dell’Islam”. 

“A differenza di Marine Le Pen, che riesce a coniugare la questione sociale con quella identitaria, Jean-Luc Mélenchon si concentra invece esclusivamente sulla questione sociale”, spiega il ricercatore. Per lui la strategia di Le Pen “può essere vincente. È molto radicale, ma credo che risponda alle aspettative del suo elettorato”. 

Mentre Le Pen (prima nei sondaggi) e Mélenchon (terzo nei sondaggi) moltiplicano le apparizioni, i centristi tengono un profilo basso. Della politica economica di Édouard Philippe (secondo nei sondaggi e ex primo ministro del presidente Macron) “non conosciamo molto”, spiega Ivaldi. “Per il momento, l’unica misura economica identificabile è quella che lui stesso aveva annunciato alcuni mesi fa, ovvero che sarà necessario lavorare più a lungo. Aveva accennato alla possibilità di posticipare l’età pensionabile a 65 anni, o addirittura a 67. Nel contesto attuale in cui verte la Francia, è una misura estremamente impopolare”. 

Il tema delle pensioni è infatti molto sentito dal 2023, anno della riforma del sistema pensionistico voluta dall’attuale presidente, che aveva generato mesi di manifestazioni in tutto il paese. “Se Philippe dovesse essere eletto, avremmo senza dubbio una continuità con la politica di Emmanuel Macron, ovvero una politica liberale orientata all’offerta rivolta alle imprese per stimolare la crescita e, di conseguenza, l’occupazione”. (di Veronica Gennari) 

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