TikTok avrebbe favorito il suicidio di Adriana, una quattordicenne inglese morta il 10 maggio scorso dopo due giorni di agonia in ospedale. Lo sostiene la coroner (una sorta di medico legale del sistema anglosassone) Johanna Thompson, che nelle conclusioni della perizia sottolinea come l’algoritmo della piattaforma, dopo aver registrato l’interesse della ragazza per certi contenuti, abbia “continuato a proporle ripetutamente contenuti pericolosi riguardanti il suicidio e l’autolesionismo”. Dall’analisi forense del suo smartphone, è emerso che Adriana aveva visualizzato sui social numerose immagini e video relativi al suicidio.
L’8 maggio, dopo cena, la ragazza è stata trovata gravemente ferite in camera sua in seguito a un violento atto di autolesionismo. Secondo il medico legale, il suicidio “è stato favorito dall’esposizione a contenuti sulla piattaforma TikTok”.
Le prime avvisaglie sul tablet della scuola
Adriana frequentava il terzo anno della scuola secondaria presso la Langley School, vicino a Loddon, a Norfolk, una contea dell’Inghilterra orientale. Proprio dalla scuola era scattato un primo (e ultimo) campanello d’allarme a dicembre 2025, quando i sistemi di monitoraggio installati sul tablet fornito dall’istituto avevano segnalato la presenza di ricerche relative all’autolesionismo. A gennaio, dopo le vacanze di Natale, il personale scolastico ha chiesto spiegazioni alla ragazza, che, però, ha sempre negato di aver fatto quelle ricerche.
Lo scollamento tra mondo digitale e mondo reale è un elemento centrale della vicenda: nessuno, nel mondo offline, aveva individuato nella quattordicenne segnali che facessero pensare al suicidio né a una situazione grave. L’analisi forense non ha rilevato comunicazioni con altre persone riguardanti possibili atti di autolesionismo. Tuttavia, dopo la richiesta di spiegazioni di gennaio, Adriana, che era una studentessa brillante, ha iniziato a frequentare la scuola in modo irregolare.
Sua madre, Greta Saggers, ha ricordato sua figlia come una ragazza piena di gioia: “Essere la sua mamma è stato il più grande onore e privilegio della mia vita”, ha detto la donna dopo il tragico epilogo.
Il fondo per la prevenzione al suicidio e la replica di TikTok
In memoria di Adriana è stata organizzata una raccolta fondi online sulla pagina commemorativa MuchLoved con l’obiettivo di sostenere Papyrus, un’organizzazione benefica britannica impegnata nella prevenzione del suicidio tra i giovani. Dopo aver concluso l’inchiesta, il medico legale ha annunciato un rapporto per la prevenzione di future morti destinato all’Ofcom, l’autorità britannica di regolamentazione delle comunicazioni. Il documento si concentrerà sui pericoli derivanti dall’esposizione dei minori a contenuti dannosi attraverso gli algoritmi dei social media.
Dopo la ricostruzione del medico legale, un portavoce di TikTok ha dichiarato: “Esprimiamo la nostra più profonda solidarietà alla famiglia in questo momento incredibilmente difficile. Applichiamo regole rigorose contro qualsiasi contenuto che promuova l’autolesionismo e utilizziamo tecnologie avanzate per individuare e rimuovere in modo proattivo i contenuti che violano le nostre linee guida della community”.
Non è la prima volta che l’app viene accusata di esporre i giovani a contenuti pericolosi, incusi quelli di natura autolesionistica.
Il precedente del 2024 in Francia
Due anni fa sette famiglie francesi hanno denunciato la proprietà di TikTok per una presunta mancanza di efficace moderazione dei contenuti che, secondo l’accusa, avrebbe favorito il suicidio di due minori. Le sette famiglie si sono unite nel collettivo Algos Victima, fondato dall’avvocata francese Laure Boutron-Marmion che porta avanti la loro causa.
Secondo le testimonianze raccolte dal collettivo, l’algoritmo di TikTok proporrebbe numerosi video che promuovono il suicidio, l’autolesionismo o che illustrano disturbi alimentari. “Il nostro appello è ricco di documenti e di prove tangibili per ciascuna delle storie di queste sette famiglie”, ha precisato l’avvocata.
La causa civile, presentata presso il Tribunale giudiziario di Créteil, è tuttora in corso di svolgimento e non è ancora giunta a una sentenza definitiva. L’obiettivo del ricorso è stabilire per la prima volta in Europa la responsabilità civile e commerciale di TikTok come fornitore del servizio, contestando la natura “deliberatamente assuefacente” del suo algoritmo e la carenza di moderazione sui minori.
Il procedimento civile è entrato nelle sue fasi dibattimentali e istruttorie.
Parlando con Franceinfo, una ragazza ha dichiarato: “TikTok mi ha incoraggiato a porre fine alla mia vita, dando consigli su dove acquistare medicine o cosa usare per farsi del male, cose del genere. Mi sono resa conto che vedevo solo video di persone tristi, ma questo mi ha fatto piacere, mi è piaciuto perché mi sentivo ascoltata”.
Nel frattempo, l’azione legale si è ampliata: a livello penale, altre famiglie si sono unite (fino a raggiungere 16 famiglie) chiedendo alla Procura di Parigi di estendere le indagini penali parallele per “istigazione al suicidio” e “abuso di vulnerabilità dei minori”. Già nel 2023 i genitori, Marie, ragazza morta suicida, avevano sporto denuncia penale verso i titolari della piattaforma.
Ue contro TikTok
La Commissione europea ha messo da tempo TikTok nel mirino e il 6 febbraio scorso ha formalizzato le accuse per violazione del Digital Services Act (Dsa). Al centro della procedura d’infrazione c’è l’architettura stessa dell’app sviluppata da ByteDance. Secondo la Commissione, TikTok non ha adottato misure “ragionevoli, proporzionate ed efficaci” per mitigare i rischi del suo design. Le funzionalità sotto accusa sono quelle che tengono l’utente incollato allo schermo: lo scorrimento infinito dei video, l’autoplay che elimina ogni frizione tra un contenuto e l’altro, e l’effetto “rabbit hole” (“tana del coniglio”), ovvero la spirale algoritmica che trascina verso contenuti sempre più estremi o polarizzanti.
Dopo i primi richiami, TikTok ha introdotto limiti di tempo e avvisi, ma l’esecutivo comunitario ritiene insufficienti queste misure accessorie. Per Bruxelles, questi paletti sono così facilmente aggirabili da non avere alcuna capacità di deterrenza rispetto ai comportamenti compulsivi indotti dall’app.
Se le violazioni venissero confermate al termine dell’indagine, TikTok rischierebbe una sanzione fino al 6% del suo fatturato annuo globale che nel primo semestre del 2026 ha raggiunto quota 120 miliardi di dollari.
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Giovani
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