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Popolazione eccessiva per la Terra: “Il ridimensionamento sociale sarà inevitabile”

Aveva ragione Renzo Arbore quando cantava che “meno siamo, meglio stiamo”? Forse no, ma di sicuro la popolazione umana è troppo numerosa rispetto alle risorse del pianeta Terra.

L’allarme arriva dallo studio pubblicato su Environmental Research Letters dai ricercatori della Flinders University in Australia, che hanno analizzato oltre duecento anni di dati demografici globali.

Il rapporto mostra come gli esseri umani non solo siano troppi, ma siano di gran lunga più “energivori” di quanto permetta la “capacità portante” della Terra. Questo termine indica una stima di quanti individui (o altri esseri viventi) possono sopravvivere a lungo termine su un dato pianeta in base alle risorse disponibili e alla velocità con cui queste si rigenerano.

Secondo le stime, mantenendo gli attuali consumi, la popolazione sostenibile dovrebbe essere di 2,1 – 2,5 miliardi di persone. L’attuale popolazione di 8 miliardi è circa 3,4 volte superiore a questa cifra.

Per questo, sostengono gli autori dello studio, nei prossimi decenni ci troveremo di fronte a un inevitabile “ridimensionamento sociale”, a meno che i sistemi di produzione e consumo globali non vengano stravolti per favorire la sostenibilità.

Quanti esseri umani può sostenere la Terra

Lo studio distingue tra una capacità di carico “Ricker”, ovvero il limite massimo di popolazione raggiungibile tramite l’esaurimento delle scorte (stimato tra 11,7 e 12,4 miliardi di persone entro il 2060-2070), e una capacità di carico sostenibile, che sarebbe di soli 2,1 – 2,5 miliardi di persone per mantenere gli standard di vita attuali senza distruggere il pianeta.

La relazione tra popolazione e risorse a disposizione è mutata nel tempo. Possiamo dividere questo processo per fasi:

  • Prima degli anni ‘50: la popolazione umana cresceva a un ritmo crescente; più persone significavano un maggiore consumo di energia, ma anche uno sviluppo tecnologico più rapido che ha sostenuto un’ulteriore espansione. In questa fase la crescita demografica non è una minaccia per le risorse ambientali;
  • Inizio degli anni ‘60: la popolazione continua ad aumentare, ma il tasso di crescita globaleinizia a rallentare. “Questo cambiamento ha segnato l’inizio di quella che definiamo ‘una fase demografica negativa”, perché “l’aumento della popolazione non si traduce più in una crescita più rapida”, ha spiegato l’autore Corey Bradshaw;
  • Anni ‘70: punto di rottura. Dal 1970, l’impronta ecologica umana ha superato la biocapacità della Terra (ovvero la capacità del pianeta di rigenerare risorse e assorbire rifiuti, come le emissioni di Co2).

Attualmente consumiamo risorse pari a 1,7 pianeti Terra, mentre, per restare entro limiti realmente sostenibili, il tasso di consumo dovrebbe scendere a 0,5 Terre. Per questo, secondo gli autori, la popolazione globale odierna è 3,4 volte superiore a quella che il pianeta potrebbe sostenere indefinitamente con l’attuale tenore di vita medio. “La Terra non può sostenere la futura popolazione umana, e nemmeno quella odierna, senza una radicale revisione delle pratiche socio-culturali per l’uso di terra, acqua, energia, biodiversità e altre risorse”, avverte lo studio.

Tecnologia, combustibili fossili e l’illusione del benessere

Secondo gli autori, l’illusione del benessere fa sì che la popolazione globale non avverta l’urgenza di invertire la rotta. Alla base di questo bias ci sarebbero l’innovazione tecnologica e il consumo di carbon fossili.

La prima ci permette di estrarre e utilizzare le risorse più velocemente, ma non aumenta necessariamente la capacità del pianeta di rigenerarle, creando una pericolosa “illusione di crescita”. In questo senso, la tecnologia agisce come uno “schermo” che impedisce alla società di percepire il danno permanente arrecato ai sistemi di supporto vitale.

Il consumo massiccio di combustibili fossili hanno contribuito a generare l’illusione che la capacità di carico sia aumentata. In pratica, l’abuso di carbon fossili sta semplicemente “spostando più in là” il problema delle risorse, nascondendo il deterioramento della biosfera. Prima o poi, la Terra chiederà il conto.

“I sistemi di supporto vitale del pianeta sono già sotto pressione e, senza rapidi cambiamenti nel modo in cui utilizziamo energia, suolo e cibo, miliardi di persone si troveranno ad affrontare una crescente instabilità”, afferma Bradshaw. Altri studi dimostrano che a pagare le conseguenze sono e saranno soprattutto le popolazioni che meno hanno contribuito allo sfruttamento delle risorse naturali.

Cosa succede se superiamo la capacità di carico?

Secondo gli autori dello studio, il superamento della capacità di carico avrà conseguenze devastanti sotto tutti i profili: ambientale, economico e di salute. Alcune ricadute sono già evidenti:

  • Danno permanente alla base delle risorse: superare la biocapacità significa consumare “stock” non rinnovabili invece di “flussi” rigenerativi, portando a un esaurimento che non potrà essere compensato in futuro;
  • Instabilità dei sistemi di supporto vitale: il carico umano eccessivo mette a rischio la stabilità dei sistemi che sostengono la vita, favorendo crisi ecologiche globali ed estinzioni di massa. Le pressioni sulla biosfera derivano da un uso eccessivo, persistente e cumulativo delle risorse naturali, che limita la capacità del pianeta di rigenerarsi;
  • Cambiamenti climatici e collasso ambientale: esiste una correlazione diretta tra l’aumento della popolazione oltre i limiti sostenibili e l’aggravarsi delle anomalie termiche globali, delle emissioni di Co2 e del deterioramento ambientale. Gli effetti cumulativi di questi fattori potrebbero portare a un decoupling prematuro (una rottura) delle attuali dinamiche di crescita, accelerando fenomeni di collasso ambientale;
  • Declino degli standard di vita: sebbene alcuni indicatori di benessere siano stati storicamente alti, il superamento dei limiti ecologici sta già iniziando a ridurre gli standard di vita a causa della degradazione dei servizi ecosistemici e della crescente insicurezza delle risorse;
  • Feedback correttivi violenti: l’umanità ha mandato in cortocircuito i naturali cicli di feedback (che avrebbero sottoposto il ritmo della crescita a quello della rigenerazione naturale) senza generare responsabilità condivisa su questo meccanismo. In assenza di una gestione attiva del problema, il sistema risponde con limitazioni dirette dettate da carestie, malattie e guerre;
  • Inevitabile “ridimensionamento sociale”: poiché l’attuale economia ignora i vincoli rigenerativi della Terra, un qualche tipo di ridimensionamento sociale appare inevitabile. Questo avverrà o attraverso scelte attive e pianificate o come risposta traumatica ai declini ambientali e demografici.

“Qualche forma di ridimensionamento sociale appare inevitabile, sia esso ottenuto attivamente o in risposta ai continui cali della crescita demografica”, concludono i ricercatori.

Popolazione

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

© Riproduzione riservata

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