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Longevità, le cinque abitudini per rigenerare il cervello nella mezza età

Entri in una stanza e dimentichi il perché. A quell’appuntamento manchi perché non l’hai segnato in agenda. E cosa accadrebbe se all’uscita dei tuoi figli da scuola, tu non ci fossi? Queste dimenticanze nella quotidianità che spesso vengono liquidate con un rassegnato sorriso come segni ineluttabili del tempo che passa possono rappresentare l’inizio del declino cerebrale. Ma il cervello non è affatto un organo statico condannato a una lenta atrofia: possiede una straordinaria capacità di recupero e adattamento che permane ben oltre la giovinezza. Come sottolineato in un’analisi approfondita del Telegraph, la chiave di questa resilienza risiede nella “neuroplasticità”, un concetto che la professoressa Barbara Sahakian, docente di neuropsicologia clinica all’Università di Cambridge, ha descritto come il meccanismo vitale attraverso il quale il cervello si ripara e apprende durante l’intera esistenza.

Questa capacità si manifesta in due forme: la plasticità strutturale, che vede la creazione fisica di nuove connessioni o neuroni, e quella funzionale, che permette all’organo di ridistribuire i compiti tra diverse regioni per compensare eventuali deficit. Ma per preservarla, occorre liquidare cinque cattive abitudini che possono accelerare il declino.

I rischi dell’alcol

Una delle scoperte più incoraggianti riguarda la velocità con cui il cervello risponde alla scelta della sobrietà. Anche un consumo apparentemente moderato di alcol può alterare l’architettura neurale; la dottoressa Anya Topiwala dell’Università di Oxford ha evidenziato come superare le sette unità alcoliche a settimana -l’equivalente di circa tre calici di vino -sia associato a un restringimento dell’ippocampo, l’area critica per la memoria e tra le prime a essere colpita dalle patologie neurodegenerative.

Tuttavia, la capacità di rigenerazione è sorprendente: quando si interrompe l’assunzione di alcol, il processo di riparazione ha inizio entro pochi giorni. Una revisione scientifica pubblicata nel 2024 ha documentato che, dopo esattamente 7,3 mesi di astinenza, lo spessore della corteccia cerebrale aumenta in modo significativo nella maggior parte delle regioni monitorate, restituendo al cervello una densità strutturale fondamentale per le funzioni cognitive superiori.

Addio pigrizia

Il movimento fisico si configura come un vero e proprio carburante per la rigenerazione. L’esercizio non è solo un toccasana per il cuore, ma garantisce un afflusso costante di sangue, ossigeno e nutrienti essenziali ai tessuti cerebrali.

Secondo la professoressa Sahakian, l’attività aerobica è in grado di innescare cambiamenti tangibili, come dimostrato da un celebre studio che ha rilevato come un anno di pratica regolare possa aumentare il volume dell’ippocampo del 2%, un dato che equivale a un ringiovanimento biologico di uno o due anni. Ma la nuova frontiera della ricerca, cristallizzata in una revisione del 2025, suggerisce che l’allenamento di resistenza con i pesi giochi un ruolo altrettanto vitale. Questo tipo di sforzo stimola la produzione di una proteina, la Bdnf, agendo come una sorta di fertilizzante naturale per i neuroni che potenzia la plasticità, migliora la connettività tra le diverse aree cerebrali e rafforza sensibilmente la memoria spaziale.

Allenamento… mentale

Oltre al corpo, è necessario allenare la mente attraverso sfide cognitive mai affrontate in precedenza. L’esempio più iconico resta quello dei tassisti di Londra che, per superare l’esame “The Knowledge”, modificano fisicamente il proprio ippocampo posteriore memorizzando migliaia di strade. Eppure, non è necessario un impegno di anni per vedere risultati concreti. Un’importante evidenza del 2023 ha dimostrato che in appena 19 settimane di studio intenso, quaranta studenti di medicina hanno registrato un aumento volumetrico dell’ippocampo in vista dei loro esami finali.

La professoressa Sahakian suggerisce che per attivare diverse regioni cerebrali sia fondamentale cimentarsi in abilità totalmente nuove, come lo studio di una lingua o di uno strumento musicale, dedicandovi dai venti ai trenta minuti per tre o quattro volte a settimana. La chiave non è la ripetizione di ciò che già si conosce, ma lo sforzo costante verso l’ignoto.

Vietato fumare

Un altro pilastro fondamentale per la salute dei vasi sanguigni e dei tessuti è la cessazione del fumo. L’abitudine al tabacco alimenta l’infiammazione e lo stress ossidativo, portando a una contrazione del volume cerebrale più marcata nei fumatori accaniti, come confermato dai dati della Uk Biobank. La dottoressa Mikaela Bloomberg dello University College London chiarisce che il cervello inizia ad adattarsi e a normalizzare i propri livelli neurochimici entro poche settimane dall’ultima sigaretta. Sebbene la scienziata inviti alla cautela, precisando che alcuni danni strutturali potrebbero non essere completamente reversibili, i benefici restano straordinari. Uno studio guidato dalla stessa Bloomberg su oltre 9.000 soggetti ha dimostrato che chi smette di fumare sperimenta un declino della memoria e della fluidità verbale molto più lento rispetto a chi continua, confermando che non è mai troppo tardi per proteggere la propria riserva cognitiva.

Niente più cibo spazzatura

Infine, la nutrizione chiude il cerchio di questa strategia integrata per la longevità. È ormai accertato che l’eccesso di grasso addominale aumenti il rischio di demenza, rendendo il controllo del peso una necessità clinica. In questo ambito, la dieta Mind – un’evoluzione narrativa che fonde i regimi Mediterraneo e Dash – si è dimostrata particolarmente efficace.

Questo modello alimentare privilegia il consumo di bacche, pesce azzurro, cereali integrali, fagioli e noci, limitando drasticamente le carni rosse e i cibi ultra-processati per ridurre lo stress ossidativo. L’efficacia di questo approccio è supportata da un trial randomizzato del 2022 condotto su donne con obesità: dopo soli tre mesi di dieta Mind, le partecipanti hanno mostrato un aumento di volume nella parte inferiore del lobo frontale, l’area che governa il linguaggio e il controllo degli impulsi, oltre a un netto miglioramento dei livelli di attenzione. Prendersi cura del cervello nella mezza età non è dunque un’utopia, ma il risultato di scelte quotidiane capaci di riscrivere il nostro destino biologico.

Popolazione

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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