Non più solo una penisola di borghi e paesini arroccati: i dati Istat delineano un Paese che si riorganizza attorno a poli urbani sempre più ampi e funzionali. Se le aree interne soffrono lo spopolamento, le città e i litorali diventano i nuovi baricentri demografici, sfidando il calo della popolazione nazionale. Il risultato? Oltre il 30% della popolazione nazionale vive nel 4% dei Comuni del Paese. Una metamorfosi geografica, quella fotografata dal recente report Istat sulle geografie funzionali, secondo la quale il Paese è oggi diviso in tre velocità demografiche: un’urbanizzazione densa che attrae residenti, un’area costiera che resiste alla crisi demografica e un entroterra rurale che fatica a mantenere i propri abitanti.
Dove vive il 37% degli italiani
Oggi, oltre un terzo della popolazione (per l’esattezza il 36,8%) si concentra in appena 298 Comuni classificati come “Zone densamente popolate”. Si tratta di una piccolissima porzione del territorio (meno del 4% dei Comuni totali) dove almeno il 50% della popolazione vive in agglomerati con più di 1.500 abitanti per chilometro quadrato e che però ospita la maggior vitalità del Paese.
La distribuzione non è omogenea: Campania e Lazio sono le regioni più “urbanizzate”, dove rispettivamente il 60,9% e il 55,3% degli abitanti vive in zone ad alta densità. Al contrario, in regioni come Molise e Basilicata, oltre la metà della popolazione risiede in zone rurali, spesso penalizzate da un difficile accesso a servizi essenziali come salute, istruzione e mobilità.
L’esplosione delle “città estese”
Il dato più sorprendente riguarda la crescita delle città estese. In un solo decennio, queste realtà sono passate da 2 (Milano e Napoli) a ben 11. Oltre ai due grandi motori, oggi troviamo in questa categoria centri come Catania, Bergamo, Caserta, Pescara, Cagliari, Cosenza, Acireale, Anzio e Guidonia Montecelio.
Questo fenomeno riflette una realtà in cui il confine tra città principale e hinterland è svanito: la popolazione non vive più solo nel centro storico, ma si distribuisce in agglomerati contigui che funzionano come un unico organismo urbano. In particolare, si osserva un crescente policentrismo: alcune grandi città come Roma, Palermo, Bari e Catania attraggono flussi di pendolarismo non solo dai piccoli comuni, ma anche da altre città vicine (come nel caso di Catania con Acireale o Bari con Bitonto).
In una regione italiana l’aspettativa di vita è tra le maggiori dell’Ue
Il cuore pulsante del pendolarismo
Per capire come si muove l’Italia, l’Istat utilizza le Zone Urbane Funzionali (Fua), che includono la città e la sua zona di pendolarismo (dove almeno il 15% dei lavoratori si sposta verso il centro).
- In Italia esistono 83 Fua, dove risiede il 58,7% della popolazione totale.
- Mentre la popolazione nazionale ha registrato un calo del -0,8% tra il 2011 e il 2024, le Fua sono cresciute dell’1,1%, dimostrando una forte capacità attrattiva.
- Il primato spetta a Milano, con una Fua che raggiunge i 5 milioni di abitanti, seguita da Roma e Napoli, che superano il milione.
Perché le coste non si svuotano
Un altro dato fondamentale riguarda i 1.168 Comuni delle zone costiere. In un Paese che invecchia e si restringe, la costa si dimostra demograficamente più resistente rispetto alle zone interne. Nelle Isole e al Sud, il mare è la “casa” di oltre la metà della popolazione. In regioni come Lazio, Emilia-Romagna e Abruzzo, la popolazione costiera è addirittura cresciuta rispetto al 2011, trainata da centri dinamici come Latina, Fiumicino e Anzio. Al contrario, le zone non costiere che coincidono con le “Aree Interne” sono le più penalizzate, perdendo abitanti a causa della carenza di servizi e collegamenti.
Verso una nuova programmazione territoriale
Questi dati non sono semplici statistiche, ma strumenti per le politiche del futuro. La definizione di geografie che superano i limiti comunali permette di analizzare temi cruciali come la qualità dell’ambiente, le pressioni dei trasporti e la Blue Economy nelle zone litoranee. L’Italia oggi appare come un Paese che, pur soffrendo la crisi demografica globale, sta trovando nuove forme di aggregazione attorno a poli urbani estesi e lungo le proprie coste, lasciando però aperto il grande tema del recupero delle aree rurali, che occupano ancora il 65% dei Comuni ma ospitano solo il 17,8% degli italiani.
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