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Il potere dell’ottimismo: così i pensieri positivi potenziano l’efficacia dei vaccini

L’attività cerebrale legata alle aspettative positive può aumentare la produzione di anticorpi dopo una vaccinazione. A rilevarlo è stato una ricerca pubblicata su Nature Medicine condotta da un team di scienziati internazionali, i quali hanno dimostrato, per la prima volta in modo causale nell’uomo, che stimolare volontariamente il sistema di ricompensa del cervello migliora la risposta immunitaria.

Attraverso l’uso di tecnologie avanzate di visualizzazione cerebrale, i partecipanti hanno imparato a “dirigere” i propri pensieri per attivare specifiche aree neuronali. Lo studio, pubblicato a gennaio 2026, segna una svolta nella comprensione del legame tra benessere mentale e salute fisica. Questa scoperta non suggerisce di abbandonare le cure tradizionali, ma introduce il potere della mente come un formidabile alleato terapeutico per rendere le difese immunitarie più reattive ed efficaci.

L’allenamento cerebrale: come la volontà diventa biologia

Il cuore dell’esperimento ha visto la partecipazione di 85 volontari sani che sono stati sottoposti a sessioni di neurofeedback, una tecnica che permette di osservare in tempo reale l’attività del proprio cervello su uno schermo, come se fosse uno specchio biologico.

I partecipanti sono stati incoraggiati a utilizzare strategie mentali personali, basate su aspettative positive e ricordi gratificanti, per aumentare l’attività in un’area profonda del cervello chiamata Area Tegmentale Ventrale (Vta), il motore della nostra motivazione e della sensazione di ricompensa. In pratica, i soggetti hanno imparato ad attivare consapevolmente i circuiti della speranza e del piacere, ricevendo una conferma visiva immediata del loro successo mentale.

I risultati: più speranza, più anticorpi

Dopo questo “allenamento” mentale, come spiega il Guardian, i volontari hanno ricevuto il vaccino contro l’epatite B (Hbv). Le analisi del sangue effettuate nelle settimane successive hanno mostrato un dato sorprendente: coloro che erano stati più capaci di attivare volontariamente il proprio sistema di ricompensa hanno prodotto una quantità di anticorpi significativamente maggiore. La ricerca ha isolato con precisione il fenomeno, notando che non era una generica attivazione cerebrale a fare la differenza, ma proprio la capacità di sostenere nel tempo pensieri legati a esiti positivi.

Questo legame dimostra che il cervello non si limita a elaborare emozioni, ma invia segnali biochimici capaci di dare ordini precisi alle cellule immunitarie.

Una nuova frontiera per la medicina preventiva

Questa scoperta non implica che l’ottimismo possa sostituire i farmaci, ma offre una nuova prospettiva sulla medicina integrata. Gli scienziati sottolineano che queste tecniche mentali dovrebbero essere intese come strumenti complementari per supportare i trattamenti standard. Sebbene l’effetto osservato sia robusto, la comunità scientifica invita alla cautela: saranno necessari studi più ampi per capire se questi benefici possano aiutare anche pazienti con patologie gravi o con sistemi immunitari compromessi.

Tuttavia, il segnale è chiaro: il modo in cui affrontiamo un trattamento medico, carichi di aspettative e pensieri positivi, ha un impatto misurabile sulla nostra capacità di guarire e proteggerci.

Oltre il vaccino: il futuro della neuroimmunologia

Le implicazioni di questo studio vanno oltre la semplice vaccinazione. Il team di ricerca, guidato dai professori Talma Hendler e Nitzan Lubianiker, sta già indagando se la stimolazione della mente possa influenzare altri processi, come gli stati infiammatori o la capacità del corpo di contrastare la proliferazione di cellule tumorali.

In un futuro non lontano, la preparazione a un intervento chirurgico o a una terapia farmacologica potrebbe includere protocolli di “attivazione mentale” per garantire che il corpo sia nel miglior stato possibile per rispondere alle cure. La scienza sta confermando quello che l’intuizione suggeriva da tempo: la nostra mente possiede le chiavi per potenziare la nostra farmacia interna.

Mondo

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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