Il 40% delle donne italiane dichiara oggi di non voler lasciare il lavoro per prendersi cura dei familiari. Contemporaneamente, il pianto maschile resta un tabù invalicabile: solo il 27% della popolazione ritiene che un uomo possa piangere liberamente. Questi dati demoliscono i vecchi equilibri e svelano un’Italia in profonda trasformazione. A fotografare questo scenario è la ricerca “Costruzione di alleanze: verso il superamento degli stereotipi di genere”, studio condotto da Valore D e Ipsos-Doxa per Ntt Data, con il contributo di Osservatorio Maschile. L’indagine ha coinvolto un campione rappresentativo di 1.000 persone. Il 92% degli intervistati riconosce che i comportamenti di genere dipendono dalla cultura e non dalla biologia. Eppure, il 44% del campione sente che uomini e donne sono oggi più distanti rispetto a vent’anni fa.
Il rifiuto del “caregiving” forzato
L’immaginario collettivo associa ancora le donne ai compiti domestici continuativi: figli, pasti e pulizie. Tuttavia, il segnale di rottura è netto: quattro donne su dieci non sono più disposte a sacrificare la carriera per l’assistenza familiare. Questo dato si scontra con una società che continua ad aspettarsi il sacrificio femminile.
La differenza tra le generazioni è abissale. Il modello della donna-caregiver è totale tra i Boomer. Il 72% di loro indica la cura dei figli come un compito primariamente femminile. La Gen Z riscrive completamente questo schema. Per i giovani, la cura dei figli è un compito paritario per il 50% degli intervistati, contro il 67% della media nazionale. Le giovani donne si sentono meno vincolate alla routine domestica e si aprono a competenze tecniche tradizionalmente maschili, come la manutenzione della casa.
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Perché gli uomini non possono piangere
L’emotività è l’area dove la disuguaglianza è più radicata e silenziosa. Le donne godono di una libertà espressiva quasi totale: possono mostrare paura, chiedere aiuto e manifestare affetto. Per gli uomini, il repertorio si restringe drasticamente a rabbia ed entusiasmo.
Il pianto è il tabù più duro da abbattere. Solo il 27% degli italiani lo considera un atto libero per un uomo. Molti uomini desiderano una maggiore libertà emotiva, ma percepiscono una pressione sociale che li blocca. Questa frustrazione silenziosa incide sulla salute mentale e sulla qualità delle relazioni.
Lavoro e leadership: un divario di sguardo, non di capacità
E anche nel mondo professionale le contraddizioni sono acute. La divergenza non riguarda le competenze tecniche, ma il riconoscimento della leadership. Il 77% delle donne si ritiene adatta a ruoli di responsabilità, ma solo il 65% degli uomini riconosce loro questa idoneità.
Un dato sorprendente riguarda l’ambizione: la gestione dei team è più ambita dalle donne (49%) che dagli uomini (44%). Addirittura, il 36% degli uomini dichiara esplicitamente di non voler gestire persone, contro il 25% delle donne. Nonostante ciò, persistono stereotipi granitici: il 71% associa la cura alle donne e il 73% ritiene che i lavori di forza fisica siano una prerogativa maschile. Solo il 28% degli intervistati crede che una reale parità lavorativa sia raggiungibile nel breve periodo.
Relazioni di coppia: la Gen Z demolisce l’uomo “protettivo”
La coppia è vista come l’ambito più fertile per costruire alleanze (49%), ma è anche dove resistono le aspettative tradizionali. L’uomo è ancora immaginato come protettore (64%) e sostegno economico (51%).
Anche qui, la Gen Z opera una decostruzione selettiva. L’aspettativa che l’uomo sia protettivo scende al 54% tra i giovani. L’obbligo del sostegno economico cala al 43% e la necessità che l’uomo prenda l’iniziativa nel corteggiamento scende al 42%. Le giovani donne rivendicano un’autonomia nella relazione (66%) che gli uomini faticano ancora a riconoscere pienamente (53%).
Tra pressione estetica e ricerca di autonomia
Nella sfera sociale, le donne subiscono una pressione multidimensionale. Ci si aspetta che eccellano nella cura di sé, nel benessere mentale, nella formazione e nell’impegno civico. Le donne rivendicano un’autonomia che l’immaginario maschile tende a limitare.
Il 50% delle donne rivendica la libertà di viaggiare da sola, ma solo il 42% degli uomini riconosce loro questo diritto. Allo stesso modo, il 49% delle donne vuole poter uscire senza il partner, contro il 35% degli uomini che lo considera normale. La Gen Z rompe queste barriere: vuole relazioni fluide, varietà e autonomia, rifiutando i modelli restrittivi del passato.
Il parere delle esperte
“Questa ricerca ci dice che l’alleanza tra generi non solo è possibile, desiderata e necessaria – ha spiegato Barbara Falcomer, Direttrice Generale di Valore D -, ma ci dice tuttavia anche dove si inceppa. Nel mondo del lavoro, gli stereotipi più duri a morire non riguardano solo le donne: riguardano anche gli uomini, le loro aspettative su sé stessi. Valore D lavora da sempre sulla convinzione che il cambiamento nelle organizzazioni richieda il coinvolgimento di entrambi i generi, non come gesto simbolico, ma come scelta strategica – e siamo stati molto felici dell’opportunità di approfondire il tema della “Costruzione di alleanze” con questo progetto di advisory con Ntt Data. I dati ci mostrano che la Gen Z sta già riscrivendo le regole. Le aziende hanno l’opportunità di creare le condizioni perché questo cambiamento si consolidi, senza disperdersi”.
“I dati della ricerca mostrano quanto il contesto lavorativo sia ancora attraversato da aspettative rigide – ha aggiunto – Francesca Anoja, Head of People & Culture di Ntt Data Italia –. Come Ntt Data, riteniamo che le aziende abbiano un ruolo decisivo nel superare queste dinamiche, creando ambienti in cui modelli di leadership diversi possano coesistere e rafforzarsi. La nostra esperienza dimostra che, quando l’inclusione diventa un programma strutturato aumentano la coesione tra persone, il riconoscimento della leadership femminile e la capacità di valorizzare competenze diverse. L’alleanza tra generi non è un principio astratto, ma una leva concreta per generare valore e favorire una crescita sostenibile”.
“I dati ci restituiscono una fotografia complessa ma anche ricca di opportunità. Se nella sfera privata – spiega Eva Sacchi, Research Director Ipsos Doxa Public Affairs – la relazione uomo donna si confronta con modelli ereditati senza un framework rielaborato da soggetti terzi, nel mondo del lavoro le aziende possono definire regole e pratiche che guidano l’evoluzione sociale anche in chiave di talent attraction. La Gen Z sta già operando una selezione naturale delle aspettative e le aziende che sapranno interpretare questo cambiamento, ridefinendo i modelli di successo e normalizzando l’espressione emotiva come competenza professionale, diventeranno veri e propri laboratori di innovazione culturale”.
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Popolazione
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