fbpx
7.7 C
Comune di Arezzo
venerdì 23 Gennaio 2026
Segnala a Zazoom - Blog Directory
spot_img

Come l’asilo nido modella il microbioma intestinale dei bambini

L’ingresso all’asilo nido rappresenta una tappa fondamentale non solo per lo sviluppo sociale dei bambini, ma anche per quello biologico. Una ricerca ha rilevato che la socializzazione precoce tra neonati porta a uno scambio massiccio di batteri intestinali, arrivando a superare per importanza l’eredità microbiotica familiare in pochi mesi.

Lo studio, basato sull’analisi del Dna di campioni fecali, dimostra come il contatto quotidiano tra coetanei favorisca una maggiore diversità microbica, fondamentale per l’addestramento del sistema immunitario ancora immaturo. Questa rete di scambi invisibili coinvolge non solo i piccoli, ma si estende ai genitori e persino agli animali domestici, delineando un nuovo paradigma sulla maturazione del microbioma umano nei primi mille giorni di vita.

La scoperta suggerisce che i compagni di gioco di oggi potrebbero lasciare un’impronta sulla nostra salute che dura decenni.

La ricerca “made in Italy” che traccia i batteri

Il cuore di questa scoperta batte in Italia, presso l’Università di Trento. Un team di scienziati, guidato dal professore di Genetica del Dipartimento Cibio e coordinatore scientifico del lavoro Nicola Segata, ha condotto lo studio “MicroTouch-baby”, pubblicato sulla rivista Nature. I ricercatori hanno seguito 43 bambini, con un’età media di 10 mesi, al loro primo ingresso in tre diversi asili nido della provincia. Non si sono limitati ai piccoli: per avere un quadro completo, hanno analizzato il microbioma di un totale di 134 persone, includendo 39 madri, 30 padri, 7 fratelli, 10 educatori e persino cinque animali domestici.

Attraverso l’analisi di oltre mille campioni di feci raccolti settimanalmente, il team è riuscito a mappare come i singoli ceppi batterici si spostano da una persona all’altra.

Il nido batte la famiglia nel tempo record di quattro mesi

Prima di iniziare il nido, il microbioma dei bambini è influenzato principalmente dalla madre e dal contesto familiare. Tuttavia, i risultati mostrano che basta un solo mese di frequenza perché inizi una trasmissione estesa di batteri tra compagni di classe. Dopo quattro mesi, i bambini arrivano a condividere circa il 15-20% delle loro specie microbiche. Sorprendentemente, entro la fine del primo trimestre, la percentuale di microbi acquisiti dai compagni di nido diventa superiore a quella ereditata dalla propria famiglia fino a quel momento.

Questo accade perché il sistema immunitario dei piccoli non è ancora del tutto “addestrato”, rendendo il loro intestino un terreno molto fertile per accogliere nuovi ceppi batterici.

L’effetto “rete”: fratelli, animali e antibiotici

La ricerca ha messo in luce dinamiche affascinanti all’interno delle mura domestiche e scolastiche. I bambini che hanno fratelli maggiori tendono ad avere un microbioma più ricco e diversificato, agendo i fratelli come “sorgenti” di batteri che sembrano quasi proteggerli o saturare lo spazio disponibile, riducendo l’acquisizione di nuovi ceppi al nido.

Anche gli animali domestici partecipano allo scambio: è emerso che cani e gatti condividono ceppi batterici specificamente con i bambini e non con gli adulti della casa, probabilmente a causa di interazioni più intime e ravvicinate.

Un capitolo cruciale riguarda l’uso di antibiotici: “L’assunzione di antibiotico non solo elimina il patogeno per il quale il farmaco viene assunto, ma come effetto indesiderato diminuisce anche la quantità e varietà batterica del microbioma. Nel bambino invece, ed è questa la novità – evidenzia Segata – nel periodo seguente al trattamento antibiotico si notava un incremento nell’acquisizione di nuovi ceppi o di nuove specie dai propri coetanei. Questo perché probabilmente il disequilibrio intestinale indotto dall’antibiotico rendeva l’intestino del bambino più pronto ad accogliere batteri esterni e ripristinare quindi una più adeguata configurazione microbica”.

Un’eredità per la vita adulta?

Oltre ai batteri comuni, i ricercatori hanno tracciato specie fondamentali come il Bifidobacterium longum subsp. infantis, tipico dei neonati allattati al seno, la cui diffusione avviene quasi esclusivamente per via sociale tra bambini: la persistenza di questi ceppi fino alla fine dell’anno scolastico suggerisce che potrebbero restare con noi fino all’età adulta. Come sottolineato dal dottor Segata, potremmo scoprire tra vent’anni che dobbiamo ringraziare i nostri vecchi compagni di asilo per la salute del nostro intestino.

Questa ricerca trasforma la visione del nido: non più solo un luogo di crescita educativa e di possibile scambio di patogeni, ma un vero e proprio hub di arricchimento microbico essenziale per lo sviluppo dell’individuo.

Popolazione

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

© Riproduzione riservata

spot_img

Notizie correlate

Comune di Arezzo
pioggia leggera
7.7 ° C
7.7 °
7.7 °
85 %
1.8kmh
100 %
Ven
8 °
Sab
10 °
Dom
9 °
Lun
8 °
Mar
8 °

Ultimi articoli

SEGUICI SUI SOCIAL

VIDEO NEWS