Pixel spia nelle email: cosa sono e cosa cambia con le nuove regole sulla privacy

(Adnkronos) – Aprire una newsletter nella propria casella di posta elettronica è diventato, nella maggior parte dei casi, un gesto tutt’altro che senza conseguenze. Da anni mittenti commerciali, agenzie pubblicitarie e piattaforme digitali inseriscono nei messaggi piccoli marcatori grafici invisibili, comunemente noti come tracking pixel o pixel spia. Si tratta di micro-immagini remote, spesso ridotte a un quadratino grafico di un solo punto e rese dello stesso colore dello sfondo, del tutto impercettibili alla vista.  

Nel momento in cui il client di posta carica la grafica, il codice interno contatta un server esterno per scaricare l’immagine. Quel semplice ping rivela a chi ha spedito l’email una serie di dettagli precisi: l’ora esatta di lettura, quante volte il messaggio è stato aperto o inoltrato, l’indirizzo IP del destinatario e persino la tipologia di smartphone o computer adoperata per la consultazione. 

A fronte di un monitoraggio capillare che avviene quasi sempre all’insaputa dell’utente, il Garante per la protezione dei dati personali è intervenuto approvando le prime linee guida ufficiali in materia, attive dal 29 ottobre: per questo motivo, negli ultimi giorni, abbiamo ricevuto una grande quantità di aggiornamenti sulla privacy dai provider più disparati.  

La base giuridica richiama direttamente l’articolo 122 del Codice privacy, la stessa disciplina nata per regolamentare l’uso dei cookie sui siti web e l’accesso alla memoria dei dispositivi, integrata dai criteri generali di trasparenza sanciti dal GDPR. L’intervento normativo non si limita ai singoli marchi o agli uffici marketing che curano le campagne, ma investe l’intera catena operativa: dai provider di posta elettronica ai gestori dei software di automazione e newsletter, fino ai titolari delle liste di contatti. 

Il cambiamento più rilevante per i lettori riguarda la netta separazione tra le operazioni lecite e quelle subordinate all’assenso esplicito. Quando il pixel spia viene utilizzato per analizzare i comportamenti del singolo destinatario — ad esempio per profilarne gusti, dedurre abitudini d’acquisto o programmare nuovi invii in base all’effettivo tasso di apertura — scatta l’obbligo di consenso preventivo, libero e inequivocabile.  

Non sarà invece necessaria un’autorizzazione specifica qualora il marcatore serva esclusivamente ad assicurare misure minime di sicurezza informatica, oppure quando generi calcoli statistici aggregati sul recapito e sul contrasto allo spam mediante sistemi che rendano anonimi i dati tecnici. Lo stesso principio di deroga vale per le comunicazioni istituzionali o contrattuali, come gli avvisi bancari, le notifiche di tentata frode e le modifiche dei termini d’uso, per le quali la presa visione del messaggio risponde a una necessità operativa. 

Queste disposizioni comportano una revisione immediata delle informative sulla privacy, che ora devono dichiarare con chiarezza la presenza di tecnologie di monitoraggio fin dal momento in cui l’utente iscrive il proprio indirizzo a un servizio. I gestori dovranno inoltre garantire la possibilità di revocare il tracciamento in modo granulare e senza ostacoli: ogni messaggio dovrà offrire un’opzione accessibile per disattivare la sorveglianza tecnica continuando a ricevere regolarmente i contenuti informativi, senza subire penalizzazioni.  

Sul piano strutturale, infine, le linee guida impongono ai fornitori di adottare identificatori cifrati e non sequenziali al posto delle email in chiaro durante le richieste inviate ai server remoti, impedendo che l’interazione con un’immagine invisibile continui a esporre silenziosamente i dati personali di chi legge. 

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