Yemen, al-Madhaji (Sana’a Center): “Scontro Riad-Houthi sempre più doloroso, possibile coinvolgimento Usa”

(Adnkronos) – Il confronto tra gli Houthi e l’Arabia Saudita sarà “prolungato e sempre più doloroso”, mentre un coinvolgimento militare diretto degli Stati Uniti nel conflitto è possibile, ma non scontato. E’ l’analisi di Maged al-Madhaji, noto analista yemenita e presidente del Sana’a Center for Strategic Studies, che in un’intervista all’Adnkronos avverte come l’escalation in Yemen e gli attacchi contro il regno del Golfo siano ormai legati a una crisi regionale più ampia. 

“Mi aspetto che questo confronto sia prolungato e sempre più doloroso – afferma al-Madhaji – La sua intensità potrà variare, ma le pause temporanee non devono essere scambiate per la fine del conflitto”. Gli Houthi, spiega, puntano a ottenere risultati tali da modificare in profondità gli equilibri di potere in Yemen ed il quadro di sicurezza saudita. Riad, dal canto suo, “non può accettare una situazione in cui gli Houthi la umiliano pubblicamente e dimostrano di poterle imporre dei costi senza subire una risposta dura”. Per questo, secondo l’analista, un’escalation rapida e duratura appare difficile dal momento che ora in gioco ci sono la deterrenza e la credibilità dell’Arabia Saudita. 

Quanto agli obiettivi della campagna Houthi, al-Madhaji sottolinea che i loro attacchi aumentano o diminuiscono in base alle esigenze tattiche del gruppo, che mira a “indebolire ciò che resta del fronte dei suoi oppositori e consolidare il controllo sulle aree strategiche dello Yemen”. In questo quadro, Taiz e le sue montagne rivestono un’importanza centrale: un maggiore controllo della zona potrebbe consentire agli Houthi di minacciare Aden – roccaforte delle forze governative – e, potenzialmente, tentare di conquistarla. “Questo rappresenterebbe un cambiamento decisivo negli equilibri di potere”, osserva l’analista, secondo cui indebolire gli avversari interni consentirebbe agli Houthi di concentrare le risorse contro il regno del Golfo. L’intensificazione degli attacchi contro l’Arabia Saudita mira quindi ad aumentare i costi del sostegno di Riad ai loro oppositori e a spingere il regno a ridimensionarlo. 

In merito all’attesa risposta saudita, dopo la strage di sabato all’aeroporto di Riad, al-Madhaji ritiene che Riad cercherà di infliggere agli Houthi “un costo militare significativo”, continuando al tempo stesso ad esplorare i canali per una soluzione diplomatica. “Questi canali non si chiudono mai del tutto”, precisa, ma l’Arabia Saudita avrebbe margini limitati per negoziare senza prima aver dimostrato di essere in grado di reagire efficacemente. “Nella mia valutazione, Riad considera la rappresaglia militare un modo per creare le condizioni per la successiva diplomazia”. Affidarsi soltanto ai negoziati, aggiunge, sarebbe più difficile prima di aver ristabilito almeno in parte la credibilità della propria capacità di deterrenza. 

Quanto agli Stati Uniti, l’analista si aspetta “un coinvolgimento americano più ampio in qualche forma”, pur sottolineando che un intervento militare diretto non è affatto certo. L’escalation in Yemen e gli attacchi contro l’Arabia Saudita, sostiene, non possono essere separati dal confronto con l’Iran. Anche se Washington preferisse concentrare i propri sforzi sulla Repubblica islamica, il fronte yemenita sta diventando sempre più rilevante per gli interessi americani, soprattutto per le ripercussioni sui mercati energetici e sulla sicurezza regionale. 

C’è poi la questione della credibilità delle alleanze. “L’Arabia Saudita è un partner importante degli Stati Uniti”, ricorda al-Madhaji. “Se Washington apparisse riluttante a sostenerla mentre è sottoposta ad attacchi prolungati, gli altri alleati che affrontano minacce serie trarrebbero le proprie conclusioni sull’affidabilità degli impegni americani”. Secondo l’analista, queste pressioni spingeranno Donald Trump e l’apparato di sicurezza statunitense verso un ruolo più attivo nel prossimo futuro. “L’incertezza riguarda la forma e la portata di questo coinvolgimento, non la possibilità che Washington resti immune alle conseguenze di questa escalation”. 

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