La preadolescenza si conferma sempre più come una delle fasi più delicate della vita. A tracciare un quadro dettagliato di questa transizione è il recente policy brief pubblicato dall’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche (Inapp), intitolato ‘Proteggere il benessere dei minori. Un’infrastruttura per il monitoraggio delle politiche’ e curato dai ricercatori Giovanna Giuliano, Cristina Lion, Antonello Scialdone e Paloma Vivaldi Vera. La ricerca analizza un campione rappresentativo di 4.750 bambini e ragazzi tra i 7 e i 14 anni, mettendo a confronto i dati dell’indagine internazionale Children’s worlds – Wave 5 con le linee strategiche dei tre principali piani di programmazione nazionale dedicati all’infanzia, alla famiglia e alla prevenzione degli abusi.
Lo smartphone personale: un passaggio quasi universale in due anni
Mentre la presenza di connessioni internet e computer condivisi nelle case sfiora la totalità dei nuclei familiari (oltre il 95%), la vera rivoluzione individuale avviene nel giro di soli due anni scolastici. Dallo studio emerge che la quota di chi possiede uno smartphone personale passa dal 52,7% in quinta elementare all’87% già in prima media, per raggiungere il 90,7% in seconda media. In pratica, solo un dodicenne su dieci non dispone di un proprio dispositivo.
Di pari passo con lo smartphone viaggia anche l’accesso alle piattaforme digitali: l’iscrizione ai social media sale dal 31,5% in quinta elementare al 74,8% in seconda media. Anche la frequenza d’uso diventa pervasiva: l’utilizzo quotidiano o quasi (7 o più volte a settimana) schizza dal 20,4% al 55,3% tra i ragazzi di 12 anni, senza distinzioni significative tra maschi e femmine.
Dialogo familiare in calo e l’esplosione della solitudine al femminile
La stabilità dell’accudimento vede il 91% dei minori dichiarare di sentirsi protetto e curato in famiglia, ma il passaggio alla scuola secondaria di primo grado registra un sensibile deterioramento della qualità delle relazioni. La percezione di poter condividere con i genitori le decisioni che li riguardano crolla dal 78% della quinta elementare al 67,3% della seconda media. Diminuisce anche la sensazione di essere ascoltati dai genitori, in particolare tra le ragazze (dal 79,3% in terza elementare al 73,6% in seconda media, a fronte del 74,3% dei ragazzi).
Questo progressivo distacco si riflette sulla rete di amicizie e sul benessere emotivo: la soddisfazione per i rapporti con i coetanei scende dall’83,3% della quinta elementare al 75,1% della seconda media, evidenziando che le difficoltà relazionali iniziano prima delle scuole medie.
Il dato più critico riguarda l’isolamento emotivo: se in quinta elementare la sensazione di solitudine grave o frequente riguarda circa il 15% delle femmine e il 16% dei maschi, in seconda media la quota di ragazze che soffre di solitudine impenna al 25% (una su quattro), rispetto al 16,5% dei maschi.
Difficoltà di controllo, conflitti e la nuova prevaricazione digitale
L’uso intensivo delle tecnologie porta con sé conseguenze concrete sul piano comportamentale e scolastico:
- In seconda media, un ragazzo su tre (32,5%) dichiara di aver provato a ridurre l’uso di internet senza riuscirci, mentre il 25% riconosce apertamente che la rete gli genera problemi.
- Aumentano i conflitti in famiglia e con gli amici, segnalati dal 20,1% dei dodicenni, con un raddoppio tra le femmine (dal 10,4% della primaria al 19,8% della secondaria).
- Il 17,4% degli studenti di seconda media riferisce un peggioramento dei voti scolastici dovuto all’impiego della rete.
Sul fronte dei soprusi e del bullismo si delinea una chiara distinzione di genere: mentre la violenza fisica a scuola rimane a prevalenza maschile (il 17% dei maschi contro il 5,9% delle femmine in seconda media), le forme di prevaricazione ed esclusione digitale colpiscono soprattutto le ragazze. L’essere escluse o ignorate sui social network riguarda infatti il 20,7% delle giovani dodicenni, rispetto al 14,3% dei coetanei maschi.
Le proposte dell’Inapp: “Intervenire già a 10 anni”
I ricercatori dell’Inapp evidenziano l’urgente necessità di un cambio di passo nelle politiche pubbliche, suggerendo di anticipare la soglia degli interventi di supporto sociale e relazionale ai 10 anni d’età. L’obiettivo deve essere quello di trasformare le misure straordinarie o emergenziali in un accompagnamento universale e strutturale alla crescita. Viene inoltre raccomandato un monitoraggio continuo non solo dei casi estremi di ritiro sociale (come gli hikikomori), ma anche della solitudine “ordinaria” che colpisce in prevalenza le ragazze.
“L’indagine Inapp – ha spiegato il presidente, Natale Forlani – conferma la crescita esponenziale e incontrollata dell’utilizzo degli strumenti digitali e dell’accesso ai social da parte dei minori nelle fasi preadolescenziali, con conseguenze negative di varia natura, cognitive e relazionali e con preoccupanti effetti di dipendenza cronica. Urge una presa di consapevolezza collettiva dell’entità del fenomeno e dell’esigenza di contrastarlo con un coinvolgimento organico delle istituzioni, del sistema scolastico e delle famiglie”.
La risposta dell’Ue: verso regole uniche con il Kids Act
A fronte delle criticità emerse sul benessere dei minori, l’Unione europea ha elaborato la proposta del Kids Act (Keeping Internet Digital Spaces Accountable and Trustworthy), un regolamento europeo volto a proteggere i giovani nell’ambiente digitale e a responsabilizzare le piattaforme. La normativa introduce criteri anagrafici unificati: vieta l’apertura di account sui social media sotto i 13 anni, prevede account gestiti dai genitori con un limite massimo di un’ora al giorno tra i 13 e i 14 anni, e autorizza profili autonomi solo a partire dai 15 anni. Oltre ai limiti di età, la legge impone il principio della “safety by design” a social network, videogiochi, app store e chatbot di intelligenza artificiale, proibendo meccanismi volti a creare dipendenza come lo scorrimento infinito, la riproduzione automatica dei video, le notifiche compulsive e la profilazione dei dati per i feed personalizzati.
L’accesso deve essere garantito da sistemi certificati di verifica dell’età basati su tecnologie a tutela della privacy, invertendo l’onere della prova a carico dei fornitori digitali, che rischiano sanzioni fino al 6% del fatturato globale annuo in caso di violazione.
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Giovani
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