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Ricostruiti 160 anni di trasformazioni dei crateri sommitali dell’Etna

(Adnkronos) – Un’analisi condotta dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia in collaborazione con il laboratorio GeoVires dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca ha ricostruito l’evoluzione morfologica e strutturale dell’area sommitale dell’Etna nell’arco di un periodo compreso tra il 1865 e il 2024. I risultati della ricerca, pubblicati sulla rivista “International Journal of Applied Earth Observation and Geoinformation”, si basano sull’integrazione di 14 dataset di diversa provenienza, che spaziano dalle prime rilevazioni topografiche dell’Istituto Geografico Militare fino alle moderne riprese aeree da drone, alle immagini satellitari e alle fotografie d’epoca. L’elaborazione fotogrammetrica ha documentato il passaggio della sommità vulcanica da un unico Cratere Centrale, presente a metà Ottocento, all’attuale assetto policentrico formato da quattro strutture distinte: Voragine, Bocca Nuova, Cratere di Nord-Est e Cratere di Sud-Est. Il confronto statistico tra i rilievi ha evidenziato dinamismi differenti per ciascuna area, evidenziando la crescita costruttiva della Voragine, i cicli di riempimento e subsidenza della Bocca Nuova e del Cratere di Nord-Est, e il progressivo ampliamento verso est del Cratere di Sud-Est.  

 

Modelli ombreggiati dell’area sommitale dell’Etna dal 1865 al 1998

 

 

 

 

 

In merito alla metodologia impiegata per uniformare dati raccolti in epoche differenti, Cristina Proietti, tecnologa dell’INGV e prima autrice dello studio, ha spiegato: “Abbiamo riportato nello stesso sistema di riferimento dati prodotti nell’arco di quasi 160 anni e con tecniche profondamente diverse: dalle carte topografiche storiche alle fotografie aeree, fino ai dati satellitari e ai rilievi da drone ad alta risoluzione. Questo ci ha permesso di costruire una vera e propria macchina del tempo topografica con cui osservare quantitativamente come è cambiata la sommità dell’Etna. Un elemento centrale della ricerca ha riguardato proprio la possibilità di confrontare fonti molto eterogenee: abbiamo sviluppato una procedura di co-registrazione, validazione e propagazione statistica degli errori, che permette di valutare le incertezze associate ai diversi dataset e di distinguere le variazioni morfologiche significative dagli errori propri delle differenti fonti cartografiche e topografiche”.  

 

Modelli ombreggiati dell’area sommitale dell’Etna dal 1998 al 2024

 

 

 

L’esame dei dati sul lungo periodo si collega alle dinamiche strutturali del fianco orientale del vulcano e alle zone di spaccatura principali. Emanuela De Beni, ricercatrice dell’INGV e co-autrice dello studio, ha affermato: “La prospettiva di lungo periodo mostra che i quattro crateri, pur appartenendo allo stesso sistema sommitale, hanno seguito evoluzioni morfologiche differenti. La loro evoluzione risulta coerente con il complesso assetto strutturale del vulcano e, in particolare, con l’influenza delle zone di rift di Nord-Est e Sud. La progressiva espansione verso est del Cratere di Sud-Est si inserisce inoltre nel contesto della deformazione verso mare del fianco orientale dell’Etna, già documentata da studi geologici e geodetici”.  

Le elaborazioni tridimensionali ricavate dallo studio sono state infine convertite in modelli fisici mediante stampa 3D per consentire l’esplorazione tattile della storia morfologica del vulcano nell’ambito di iniziative di divulgazione scientifica. 

 

 

Immagine di cover: Carta topografica del 1865 prodotta dall’Istituto Geografico Militare, i punti blu sono punti utilizzati per georeferenziare le carte storiche 

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webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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