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Ok in consiglio regionale alla risoluzione del Pd contro il caporalato

FIRENZ – L’aula del consiglio regionale ha approvato con i 23 voti a favore di Partito democratico, Casa Riformista, Alleanza Verdi e Sinistra e Movimento 5 Stelle la proposta di risoluzione sulle azioni di prevenzione e contrasto del caporalato e dello sfruttamento lavorativo in agricoltura. Al termine di un ampio dibattito i gruppi di Fratelli d’Italia e Forza Italia hanno optato per l’astensione, mentre ha deciso di non esprimere il voto la consigliera Marcella Amadio (FdI).

A presentare l’atto il primo firmatario Simone Bezzini (Pd) che ha sottolineato come “si tratti di un fenomeno che, nonostante tante iniziative, continua a essere presente in Italia e in Toscana. Un fenomeno che chiama in causa la dignità dei lavoratori e che rischia di minare la tenuta sociale dei territori e delle comunità, e di alterare la leale concorrenza tra le aziende. Un fenomeno che ha un grande radicamento e si fa fatica a scalfire”. “La risoluzione – ha proseguito – è un contributo a sostegno delle tante iniziative che si stanno mettendo in atto a tutti i livelli e apprezziamo in particolare il grande lavoro che sta facendo la giunta. La legge nazionale che è del 2016 deve essere attuata in tutte le sue parti. Il caporalato è un tema che riguarda i diritti, la dignità delle persone, la coesione sociale ed è fondamentale preservare le filiere produttive di qualità nel nostro tessuto agricolo, difendendo le aziende che lavorano in modo corretto”.

L’atto è stato approvato con il voto compatto della maggioranza che ha fatto proprio l’emendamento illustrato in aula dal capogruppo del Movimento 5 Stelle Luca Rossi Romanelli e sottoscritto dal primo firmatario Bezzini, che nelle premesse inserisce il riferimento chiaro al caporalato ‘come un contesto favorevole all’infiltrazione di circuiti criminali nei segmenti più esposti della filiera produttiva e dell’intermediazione della manodopera’.

Nella proposta di risoluzione l’impegnativa per la giunta a favorire, nell’ambito delle proprie prerogative e in raccordo con gli Uffici territoriali del governo – prefetture, le parti sociali e gli altri soggetti competenti, l’attivazione di protocolli riferiti ai territori maggiormente interessati dal fenomeno al fine di affiancare al rafforzamento delle attività di controllo e repressione un insieme coordinato di interventi di prevenzione, emersione e organizzazione legale del mercato del lavoro agricolo, tra cui, in particolare: la definizione di una checklist sugli appalti che consenta alle aziende committenti di verificare la regolarità degli intermediari; e la previsione della notifica del contratto di appalto, che dovrà essere comunicato alla Sezione territoriale della Rlaq (Rete del lavoro agricolo di qualità) competente per provincia all’Ente bilaterale agricolo territoriale; il contratto di appalto dovrà indicare le lavorazioni per le quali si attiva il contratto, il numero degli addetti coinvolti nell’appalto e la quantità di lavoro presumibilmente da svolgersi, il valore economico del contratto di appalto, e l’indicazione del soggetto appaltatore. Si chiede poi la piena attuazione della legge 29 ottobre 2016, numero 199 (Disposizioni in materia di contrasto ai fenomeni del lavoro nero, dello sfruttamento del lavoro in agricoltura e di riallineamento retributivo nel settore agricolo) e l’istituzione per le province interessate delle Sezioni territoriali della rete del lavoro agricolo di qualità di cui all’articolo 6, comma 4 ter del decreto legge 91/2014.

Sono previste poi nell’impegnativa l’attivazione di trasporti dedicati e di politiche dell’abitare adeguate alla condizione dei lavoratori stagionali; la definizione, con il concorso della Regione, di indici di coerenza tra giornate o ore di lavoro dichiarate e reale capacità produttiva delle aziende, oltreché la sperimentazione di forme di collocamento pubblico con mediatori culturali per i lavoratori stranieri. Previsto infine l’impegno a promuovere, anche alla luce della già dimostrata disponibilità a valutare la predisposizione di una proposta di legge regionale in materia di prevenzione e contrasto dello sfruttamento lavorativo, funzionale a tradurre in un quadro normativo organico le esperienze, gli strumenti e le buone pratiche già maturate in Toscana sul tema, un percorso di coinvolgimento dei soggetti istituzionali e sociali maggiormente interessati, finalizzato a definire contenuti, obiettivi e ambiti di intervento, aggiornando periodicamente la Commissione consiliare competente sugli sviluppi del medesimo percorso.

Nell’ampio dibattito seguito in aula il capogruppo Luca Rossi Romanelli oltre a presentare l’emendamento ci ha tenuto a sottolineare come l’atto trovi fondamento nei principi previsti dalla Costituzione. “Si tratta – ha aggiunto – di lavoratrici e lavoratori che vengono da noi nella disperazione e sono pronti ad accettare qualunque situazione per potere vivere, con uno sfruttamento che spesso diventa schiavitù. Ci piace che l’impegnativa si concentri anche sull’aspetto sociale di prendersi cura di queste persone con azioni che migliorino la loro vita”.

Il presidente del gruppo di Casa Riformista Francesco Casini dopo avere annunciato voto a favore ha parlato di un tema che “non ha appartenenze politiche”. “Si tratta – ha spiegato – di diritti negati e sfruttamento e la politica ha il dovere di stare dalla parte della dignità sociale profondamente ferita di persone fragili che vivono in condizioni difficili. È anche fondamentale difendere le tante imprese agricole sane che investono sul lavoro e sul rispetto delle regole e che garantiscono sicurezza e contratti regolari nei posti di lavoro. Reprime il fenomeno non basta, ma alle vittime dobbiamo garantire l’attivazione di trasporti dedicati e di politiche dell’abitare adeguate alla condizione dei lavoratori stagionali”.

Il capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra Lorenzo Falchi ha detto di condividere i contenuti dell’atto aggiungendo che “siamo di fronte a un fenomeno odioso, quello dello sfruttamento di persone su altre persone. Un fenomeno, non relegabile solo nell’ambito dell’agricoltura, presente sui nostri territori e per questo sono necessari interventi duri a tutti i livelli. Fondamentale è anche la promozione di progetti che sostengono le vittime anche e soprattutto nel momento della loro denuncia in cui rischiano di essere lasciate sole al loro destino, la Regione lo ha capito e cerca di intervenire per evitarlo. Il richiamo all’applicazione della legge è importante perché non possiamo nascondere il fatto che il caporalato esiste perché viene usato per abbattere il costo del lavoro e per limitarlo è fondamentale arrivare anche a commissariare le aziende responsabili”.

Dai banchi dell’opposizione la consigliera di Fratelli d’Italia Marcella Amadio si è chiesta e ha chiesto alla maggioranza “chi sarebbe a pagare l’attivazione di trasporti dedicati e di politiche dell’abitare adeguate”. “Chi sarà il soggetto finanziatore? – ha aggiunto -. Nessuno di noi è favorevole a caporalato e sfruttamento del lavoro, ma per quale motivo su un tema così importante bisognava inserire questa frase sibillina. Quanti toscani avrebbero bisogno di queste politiche sociali. Se il soggetto finanziatore è un ente pubblico su questa cosa non ci siano”.

La consigliera del Partito Democratico Lidia Bai ha voluto sottolineato un aspetto del fenomeno: “Lo sfruttamento non si limita al rapporto di lavoro, ma coinvolge e organizza tutta la vita di questi lavoratori, dalla ricerca della casa al mezzo di trasporto utilizzato, fino allo svolgimento delle pratiche amministrative, con un vero e proprio prezzario che il caporale stabilisce per ogni singolo servizio al lavoratore. Si tratta di una ferita nel tessuto sociale di un territorio e di una comunità”.

“Quanta ipocrisia in questa discussione” ha esordito la presidente del gruppo di Fratelli d’Italia Chiara La Porta, chiudendo il dibattito. “Il nostro collega di partito Luca Minucci ha presentato poche settimane fa un’interrogazione all’assessore Marras in cui chiedeva chiarimenti sull’applicazione della legge e a che punto fosse la Toscana. L’assessore ha risposto dicendo che andava tutto bene e non c’era bisogno di altre iniziative e poi dopo due settimane arriva all’esame dell’Aula questo atto”. La consigliera La Porta ha replicato alle accuse del consigliere Falchi su un presunto immobilismo del governo: “Trovo le sue parole offensive e non veritiere. Il governo ha fatto un piano straordinario e tante proposte per contrastare il caporalato. Prima tra tutte l’assunzione di nuovi ispettori del lavoro che era stata bloccata dal governo Renzi”. La capogruppo La Porta ha chiuso il suo intervento facendo riferimento a un fatto di cronaca: “Abbiamo visto lavoratori stranieri che si picchiano nel pieno centro della città e tutti in silenzio. Allora diteci come pensate di combattere quello che accade alla luce del sole. Vi chiediamo meno ipocrisia e più fatti concreti. Questa è una discussione importante, ma porterà all’approvazione di un atto di indirizzo che non vale niente”.

REDAZIONE

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