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L’ondata di calore colpisce l’agricoltura locale: danni alle colture e rischio rincari per frutta e verdura

L’ondata di calore che sta caratterizzando il mese di giugno sta avendo pesanti ripercussioni sul settore agricolo, innescando un forte stress idrico che sta mettendo in crisi la tenuta delle reti di irrigazione. Le elevate temperature stanno danneggiando direttamente le colture sul campo: pomodori e peperoni marciscono prima di giungere a maturazione subendo un vero e proprio effetto ‘bollito’, mentre la frutta appare danneggiata dall’interno.

La conta dei danni per le aziende, al momento complessa da definire con esattezza, delinea un quadro critico per l’intero comparto. Luca Simoncini, presidente di Cia Toscana Nord, evidenzia come l’impatto sia severo anche per il settore zootecnico. Negli allevamenti, il mix di alte temperature e umidità sta infatti compromettendo il benessere degli animali, con conseguenze dirette sulla fertilità e sulla produzione di uova e latte. Le ricadute di questa situazione si faranno sentire anche sui consumatori, i quali andranno incontro a rincari selettivi al momento dell’acquisto di frutta, verdura e altre produzioni sensibili.

Le criticità attuali, secondo l’associazione di categoria, si inseriscono in un contesto più ampio legato ai cambiamenti climatici. L’aumento della frequenza, dell’intensità e della durata degli eventi estremi registrato nell’ultimo mezzo secolo ha trasformato queste ondate di calore in un rischio sistemico per la sicurezza alimentare, per la salute dei lavoratori e per la produttività generale. A soffrire maggiormente sono le produzioni di mais e soia, esposte ai colpi di calore e a un fabbisogno d’acqua in costante aumento. Anche il comparto ortofrutticolo sconta problematiche evidenti, tra cui cali di resa, scottature dei prodotti e un’alterazione nei calendari di raccolta.

Per far fronte a una dinamica non più episodica ma in progressivo peggioramento, la Cia Toscana Nord individua alcune direttrici di intervento necessarie per tutelare le imprese agricole. “Per proteggere le aziende agricole vi sono sostanzialmente tre priorità: infrastrutture idriche resilienti dall’ammodernamento delle reti ai bacini di accumulo; diffusione dell’irrigazione di precisione, dei sensori e del riuso delle acque reflue; una maggiore ricerca varietale, tecniche agronomiche di adattamento e strumenti rapidi di copertura del rischio climatico”, afferma Simoncini. La richiesta è quella di sviluppare una strategia strutturata dal livello nazionale a quello locale, supportata da investimenti concreti, per passare dalla logica della conta dei danni a quella della prevenzione.

REDAZIONE

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