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Il politologo Klemperer: “Disprezzo per valori progressisti ha segnato la rottura fra elettorato e Labour”

(Adnkronos) – “Il tracollo dei laburisti e l’ascesa di altri due partiti, Reform UK espressione della destra e Green Party espressione della sinistra, è chiaramente il risultato di una insoddisfazione popolare verso le politiche di Governo, e non perché gli elettori hanno creduto nei programmi presentati da due coalizioni fondamentalmente nuove sulla scena politica britannica”. Ad Adnkronos, David Klemperer, accademico dell’Istituto di analisi politiche dell’Università di Bath e co-editore della rivista britannica di sociopolitica “Renewal”, commenta la recente tornata elettorale nel Regno Unito che ha interessato il rinnovo dei consigli di 136 amministrazioni locali in tutta l’Inghilterra, per un totale di circa 5.000 nuovi consiglieri eletti, e il rinnovo dei Parlamenti in Scozia, con la nomina di 129 membri, e in Galles dove i seggi sono passati da 60 a 96.  

Il verdetto delle urne britanniche delinea un panorama politico profondamente scosso, segnando quello che molti osservatori definiscono un punto di rottura per il governo di Keir Starmer. I dati definitivi mostrano un arretramento significativo del partito laburista, che ha perso circa 1.100 consiglieri e il controllo di circa 28 consigli in tutto il Paese, mentre l’ondata di Reform UK ha travolto le roccaforti tradizionali portando il partito di Nigel Farage a controllare dieci consigli con quasi 1.500 seggi conquistati. Non meno rilevante è l’avanzata dei Verdi di Zack Polanski, che hanno strappato al Labour la guida di realtà storiche come Southwark e Hackney, vincendo anche importanti sfide per la carica di sindaco.  

Analizzando il voto, Klemperer osserva che “è chiara la forte impopolarità verso il premier Keir Starmer che si è trasformata nella perdita di molti seggi a favore di Reform, ma il flusso di voti in uscita si è diretto verso altre strade. Se analizziamo in profondità i risultati delle urne, si evidenzia come Reform ha ottenuto seggi perché il Labour ha perso voti non direttamente verso Reform, ma piuttosto verso i Verdi, risultando il partito di Polanski un’alternativa a quello di Starmer. Quindi, mentre i due partiti più vicini tra loro si sfidano, sull’altro fronte si è aperto un varco che ha permesso alla destra populista di superarli nei collegi più contesi”. 

Questa emorragia verso i partiti progressisti è visibile anche oltre i confini inglesi. In Galles, ad esempio, il Labour ha subito perdite pesanti a favore di Plaid Cymru, il principale partito nazionalista, di centro-sinistra, che difende l’indipendenza e l’identità gallese, rappresentando una forte alternativa al laburismo, storicamente il primo partito nel Paese. Klemperer sottolinea come questo sia frutto di una specifica strategia mal pensata: “Il partito di Starmer ha fondamentalmente commesso un grande errore: consapevole che stava perdendo consensi su scala nazionale, ha pensato di riconquistare la fiducia verso la sua base di elettori proponendo riforme fondamentalmente di destra. Una strategia che si è rivelata controproducente perché è stata accolta con disprezzo rispetto ai valori storici dell’elettorato laburista. Mentre la maggior parte di chi vota Labour si considera progressista, il governo ha adottato una linea che lo ha fatto apparire interessato principalmente a ottenere l’approvazione di persone che hanno votato per Reform UK, quando poi invece alle urne il principale colpo lo ha ricevuto da una coalizione, il Green Party, più vicino a sé e che credeva non potesse rappresentare una reale minaccia”. 

L’impressione di un governo che insegue l’agenda della destra è stata alimentata da decisioni politiche ad alto impatto. Klemperer cita esplicitamente questioni come il taglio al sussidio per il riscaldamento invernale, la posizione su Israele e Palestina e l’approccio all’immigrazione, che hanno creato l’impressione di un esecutivo che “non è interessato a difendere il tipo di valori a cui tengono gli elettori progressisti”.  

Un altro elemento centrale del dibattito ha riguardato la figura di Nigel Farage e il suo legame con Donald Trump. Klemperer è netto nel separare i due fenomeni: “Nigel Farage sta avendo successo nonostante la sua associazione con Donald Trump, che è una figura profondamente impopolare nel Regno Unito. Anzi, l’associazione con il leader americano è qualcosa che indebolirà la sua capacità di costruire il tipo di coalizione necessaria per vincere un’elezione generale”.  

Infatti, è bene ricordare che questa tornata elettorale in Inghilterra ha interessato le elezioni amministrative, e non politiche. La scadenza naturale del mandato di Keir Starmer è fissata ad agosto del 2029, quindi ha a disposizione altri tre anni per cercare di risalire nei consensi e adottare strategie più affini al suo elettorato. Anche se, come si è visto, il Regno Unito è nel vivo di un vero e proprio corto circuito politico. Mentre il premier gode di una maggioranza a Westminster, il resto del Paese è frammentato su più fronti: dall’estrema destra rappresenta da Reform UK, passando per lo storico bipartitismo britannico composto da Labour e Tories, che ha perso oggettivamente appeal, fino alla nuova sinistra dove svettano i Verdi.  

Nonostante, però, la sconfitta umiliante e il clima di crisi, la stabilità del governo Starmer non sembra essere in discussione nell’immediato. David Klemperer esclude categoricamente la possibilità di elezioni generali anticipate, ricordando la solidità della maggioranza parlamentare. L’accademico conclude infatti affermando che “non c’è alcuna possibilità, o quasi nessuna possibilità, di un’elezione generale anticipata indetta da Keir Starmer, poiché il governo ha ancora tre anni di mandato davanti a sé e non c’è motivo per cui il premier dovrebbe buttare via quella maggioranza ora. Resta il fatto che, senza un deciso cambio di rotta nei confronti del proprio elettorato, la strada verso la riconferma appare oggi estremamente complessa”. (di Alessandro Allocca) 

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