(Adnkronos) –
Colin Farrell fa rima con ‘cattivo ragazzo di Hollywood in salsa irlandese’. Oggi, 31 maggio, compie 50 anni e sembra aver già vissuto più di una vita. Dagli esordi davanti alla macchina da presa nella sua Irlanda alla consacrazione ad Hollywood con ‘Tigerland’, ‘Minority Report’, ‘In linea con l’assassino’, ‘Daredevil’, ‘Alexander’, ‘Miami Vice’ e ‘The Lobster’, passando per droga, alcol, rehab, figli, separazioni e rinascite personali e artistiche.
Classe 1976, è nato a Dublino ed è cresciuto in periferia, a Castleknock. É l’ultimo di quattro figli, suo papà è un ex calciatore, negli Anni 60 giocò negli Shamrock Rovers. Ha vissuto un’infanzia normale, come tanti bambini, ma un’irrequietezza profonda ha cominciato presto a farsi sentire. A 17 anni ha sostenuto un provino per entrare a far parte della boy band Boyzone con la canzone ‘Careless Whisper’ di George Michael, ma è stato scartato. Un ‘no’ che lo ha portato a vivere per un anno in Australia e a lavorare come cameriere. Ma durante la sua permanenza nella terra dei canguri è finito addirittura in manette per sospetto omicidio: uno scambio di persona che si risolse in poche ore.
Tornato in Irlanda, Farrell si è iscritto alla Gaiety School of Acting di Dublino. Nel 1996 è arrivato il primo ruolo in ‘Ballykissangel’, la serie che lo ha fatto notare da Tim Roth che lo ha scritturato per ‘Zona di guerra’. Ma il vero salto è arrivato con Joel Schumacher, che gli ha affidato ‘Tigerland’ e poi ‘In linea con l’assassino’, grazie a cui è diventato a 25 anni uno degli attori più richiesti di Hollywood.
Da lì, ha recitato con Bruce Willis in ‘Sotto corte marziale’, con Tom Cruise in ‘Minority Report’ e con Ben Affleck per ‘Daredevil’. Ma anche ne ‘La regola del sospetto’ accanto ad Al Pacino, che lo ha definito “il migliore attore della sua generazione”. Più volte inserito nella classifica degli ‘Uomini più sexy del mondo’ di ‘People’, non ha mai ottenuto il titolo ufficiale di ‘Sexiest Man Alive’. “Colin sa benissimo di essere un vero bad boy e ne va fiero”, scriveva la rivista. “Non è proprio il tipo da presentare alla mamma, ma guardarlo non ha mai fatto male a nessuno”.
Negli anni successivi ha alternato grandi produzioni e cinema indipendente: tra i titoli, ‘Una casa alla fine del mondo’ di Michael Mayer, ‘Alexander’ di Oliver Stone e ‘Il nuovo mondo’ di Terrence Malick. E’ apparso inoltre in un episodio di ‘Scrubs’ e ha lavorato con Michael Mann nella versione cinematografica di ‘Miami Vice’, vestendo i panni di Sonny Crockett. A Hollywood ancora si parla dell’ossessione dei paparazzi per Farrell, veniva seguito ovunque. Fu allora che l’assistente di produzione Angie Lee Cobbs ebbe l’idea di far indossare all’intera troupe magliette con la scritta ‘Leave Colin Alone’. L’iniziativa ebbe talmente successo da trasformarsi in una piccola linea di abbigliamento ‘anti‑paparazzi’, sostenuta anche da star come Brad Pitt, Angelina Jolie, Reese Witherspoon, George Clooney, David Beckham, Victoria Adams e Naomi Watts.
Negli ultimi dieci anni ha recitato in ‘Animali fantastici e dove trovarli’, ‘L’inganno’ di Sofia Coppola, ‘The Lobster’ e ‘Il sacrificio del cervo sacro’ di Yorgos Lanthimos, ‘Dumbo’ di Tim Burton, ‘Gli spiriti dell’isola’ di Martin McDonagh che ha portato Farrell alla vittoria della Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile alla Mostra del Cinema di Venezia e al Golden Globe. E ancora, in ‘The Batman’ di Matt Reeves, dove ha interpretato Pinguino, tra i nemici più acerrimi del pipistrello della DC Comics. Un personaggio così amato che si è conquistato una serie ad hoc – disponibile su Sky e in streaming su Now – dal titolo ‘The Penguin’, che esplora l’ascesa al potere del Pinguino nel sottobosco criminale di Gotham e per cui si è aggiudicato un Golden Globe.
A far parlare di sé anche la sua vita fuori dal set. Nel 2005, terminate le riprese del film ‘Miami Vice’, è entrato volontariamente in un centro di riabilitazione. In un’intervista per ‘GQ’, ha parlato delle cause che lo hanno indotto a disintossicarsi, tra cui l’abuso di cocaina, ecstasy e alcolici. L’anno successivo, Farrell ha intentato una causa contro Nicole Narain, modella per ‘Playboy’ e sua ex amante, e contro l’Internet Commerce Group per la distribuzione non autorizzata di un video hard girato con la modella. E poi la rinascita artistica: con ‘In Bruges – La coscienza dell’assassino’ si è aggiudicato il Golden Globe come miglior attore protagonista. Mentre, dopo la morte di Heath Ledger, Terry Gilliam lo ha chiamato – insieme a Jude Law e Johnny Depp – per completare ‘Parnassus – L’uomo che voleva ingannare il diavolo’, per devolvere poi il cachet alla figlia dell’attore scomparso, Matilda.
Da ‘bad boy’ a papà: nel 2003 è diventato padre del suo primo figlio, James Padraig, avuto dalla modella Kim Bordenave. Qualche anno dopo, l’attore ha dichiarato che il figlio è affetto dalla sindrome di Angelman, che colpisce il sistema nervoso. In una recente intervista a ‘Candis Magazine’, durante cui ha raccontato la difficoltà di prendere una decisione complessa come quella di cercare una struttura di assistenza a lungo termine per suo figlio per far sì che abbia una vita piena e felice: “E se avessi un attacco di cuore all’improvviso o se succedesse qualcosa a Kim? James resterebbe da solo, diventerebbe un assistito dello Stato e dove andrebbe? Questo è il mio incubo”, aveva spiegato l’attore, anche papà di Henry Tadeusz nato nel 2009, avuto dall’attrice polacca Alicja Bachleda. Nel 2024 Farrell ha creato la Colin Farrell Foundation in onore di James. L’organizzazione no profit che offre sostegno ai ragazzi che vivono le stesse problematiche del figlio e alle loro famiglie.
A cinquant’anni, la vita di Colin Farrell assomiglia a un romanzo pieno di capitoli indimenticabili: ruoli che hanno lasciato il segno, eccessi che lo hanno messo a dura prova, scandali che gli hanno dato la nomea di ‘cattivo ragazzo’, ma anche un percorso di cura, responsabilità e amore verso gli altri, culminato nell’impegno per le persone con disabilità attraverso la fondazione dedicata a suo figlio James.
Oggi Farrell è molto più del ‘bad boy’ di Hollywood: è uno degli esponenti più autorevoli della scena irlandese, quella che sta riscrivendo le regole del cinema internazionale. Una generazione che brilla con Cillian Murphy, passato dall’anti‑eroe tormentato di ‘Peaky Blinders’ al padre della bomba atomica in ‘Oppenheimer’; che trova nell’intensità di Barry Keoghan, un camaleonte irresistibile, capace di lasciare il segno come Joker in ‘The Batman’, come Oliver Quick in ‘Saltburn’ e presto nei panni di Ringo Starr in ‘The Beatles’; che si affida alla versatilità magnetica di Jessie Buckley, fresca di Oscar per ‘Hamnet – Nel nome del figlio’ e indimenticabile ne ‘La sposa’ di Maggie Gyllenhaal; e che vede in Paul Mescal una sensibilità rara, esplosa con ‘Normal People’, affinata in ‘Aftersun’, ‘Il gladiatore II’, ‘The History of Sound’ e ora pronta a incarnare Paul McCartney in ‘The Beatles’. E in mezzo a loro c’è Colin Farrell, il più imprevedibile di tutti: quello che ha conosciuto il baratro e la rinascita, la gloria e la caduta, la leggerezza e la profondità. La sua storia ricorda che il talento non segue mai una linea retta. (di Lucrezia Leombruni)
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