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Decreto Casa, la Toscana in piazza a Roma: “Mancano i fondi per le case popolari e gli aiuti per gli affitti”

La Toscana si schiera contro il nuovo Decreto Casa del Governo. L’assessora regionale alle politiche abitative, Alessandra Nardini, ha partecipato a un presidio a Roma, in piazza Capranica, promosso dalle principali sigle sindacali degli inquilini. La protesta, condivisa con gli amministratori di altre cinque Regioni a guida centrosinistra, si è svolta nel giorno in cui l’esecutivo ha scelto di blindare il provvedimento ponendo la questione di fiducia in Parlamento.

Attraverso un documento congiunto firmato con i colleghi di Emilia-Romagna, Puglia, Umbria, Campania e Sardegna, Nardini ha bocciato l’impianto della manovra nazionale. Secondo i firmatari, il decreto non fornisce risposte strutturali all’emergenza abitativa, configurandosi come un testo lontano dalle difficoltà quotidiane di chi cerca un alloggio. Nel documento viene espresso rammarico per la mancata adesione delle Regioni governate dal centrodestra, che pur vivendo gli stessi problemi sui territori avrebbero rinunciato a partecipare per esclusive ragioni di schieramento politico.

Le critiche degli enti locali si concentrano sulla gestione dei fondi e sulle scelte operative. Gli assessori contestano la creazione della figura di un nuovo commissario straordinario con un compenso da 400mila euro l’anno. “Quello che manca all’Italia non è l’ennesimo Commissario straordinario, ma i fondi per far partire i cantieri e ristrutturare gli alloggi”, si legge nella nota. Le risorse messe a disposizione, pari a 970 milioni di euro spalmati su cinque anni, vengono considerate sufficienti a coprire appena un terzo dei 60mila recuperi edilizi annunciati dal ministero.

Un altro punto di forte dissenso riguarda l’azzeramento del fondo per la ‘morosità incolpevole’, lo strumento finanziario destinato a sostenere le famiglie che non riescono a pagare l’affitto per improvvise e comprovate difficoltà economiche. La cancellazione di questa misura, sottolineano le Regioni, scarica i costi sociali direttamente sui Comuni, in una fase storica che negli ultimi cinque anni ha visto i salari crescere del 12 per cento a fronte di un aumento dei canoni di locazione del 45 per cento. Vengono sollevati dubbi anche sulle norme rivolte ai costruttori privati, giudicate economicamente insostenibili nella maggior parte delle città.

Pur criticando l’approccio del Governo, le Regioni coinvolte si dichiarano pronte al dialogo istituzionale, avvertendo però che in assenza di un confronto reale l’esecutivo si assumerà la responsabilità del fallimento del piano abitativo.

REDAZIONE

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