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Rinnovabili, la Regione accelera: target al 66% entro il 2030 e iter burocratici più snelli

La giunta regionale della Toscana ha varato una nuova proposta di legge per semplificare le procedure di installazione degli impianti a energia rinnovabile. Il provvedimento, illustrato dal presidente Eugenio Giani, rappresenta il terzo e ultimo tassello di un pacchetto strategico che fa seguito all’individuazione delle aree idonee e al Piano regionale delle zone di accelerazione (Prizat). L’obiettivo principale è snellire gli iter burocratici anche in quei territori che non rientrano nelle zone già destinate a uno sviluppo rapido, creando un quadro normativo più chiaro.

Il testo, che passa ora all’esame del Consiglio regionale, fissa degli obiettivi di produzione specifici per ogni singolo Comune. Per raggiungere questi traguardi verrà introdotto un meccanismo di copianificazione: nel caso in cui un’amministrazione locale debba fare i conti con vincoli paesaggistici o aree protette, la Regione interverrà direttamente con provvedimenti dedicati per superare gli ostacoli, consentendo in via speciale la realizzazione degli impianti e il raggiungimento della quota prefissata.

Attualmente la Toscana soddisfa il 51% del proprio fabbisogno energetico attraverso fonti pulite come geotermia, fotovoltaico, eolico e idroelettrico. Questo dato la posiziona al quarto posto in Italia per volume di produzione, dietro a Lombardia, Lazio e Veneto. Sfruttando le direttive della legge nazionale 4 del 2026, l’amministrazione punta a innalzare questa quota fino a due terzi della produzione totale entro il 2030, con il traguardo fissato a quota 6.150 GW complessivi per consolidare il proprio ruolo nel panorama energetico nazionale.

L’assessore all’ambiente David Barontini ha precisato che le nuove regole si concentrano in modo particolare sugli impianti di minori dimensioni, considerati più compatibili con le esigenze del territorio. Verranno favorite tecnologie come il mini-eolico, l’eolico offshore, l’agrivoltaico nelle aree idonee e le sonde geotermiche a circuito chiuso. La stesura del provvedimento ha visto la collaborazione dei consiglieri del Movimento 5 Stelle Luca Rossi Romanelli e Irene Galletti, con l’intento condiviso di accelerare la transizione ecologica tutelando al contempo il paesaggio e le eccellenze agricole.

Per garantire uniformità nelle autorizzazioni, la norma introduce criteri minimi di sostenibilità e regole severe per impedire il frazionamento artificioso dei progetti. Lo sviluppo delle nuove fonti sarà indirizzato in via prioritaria verso spazi già urbanizzati, come aree produttive, zone commerciali e grandi parcheggi, per arginare il consumo di suolo. L’orizzonte finale prevede l’aggiunta di almeno 4,25 gigawatt di energia rinnovabile entro il 2030, seguendo le direttive europee sulla decarbonizzazione.

REDAZIONE

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